VOMITARE NELL'ANORESSIA
E' opinione diffusa che , nell'ambito dei DCA, la pratica del vomito appartenga
all'universo della bulimia, più che a quello dell'anoressia.
In realtà non è così.
Il vomito nell'anoressia ha delle radici molto più profonde che nella bulimia, ha un
significato simbolico ed un travaglio emotivo che va ben oltre quello della bulimia.
Nella bulimia, infatti, il vomito è una pratica "compensatoria" delle
abbuffate, è sempre conseguente all'alimentazione.
Chi vomita in anoressia, invece, solo in una piccola percentuale di casi lo fa per
compensare gli effetti di un pasto.
Per molte ragazze anoressiche vomitare è un'abitudine, assai più silenziosa che nella
bulimia, e soprattutto assai più comune di quanto il senso comune non pensi.
Le condotte eliminatorie nell'anoressia rientrano infatti nella dinamica del senso di
colpa che sottende il disturbo. Nell'anoressia nervosa vomitare significa essenzialmente
punirsi, non necessariamente per un pasto meno "sacrificato" del solito; molto
più spesso il bisogno di punirsi scatta tutte le volte in cui ci si sente in colpa per
un'azione o per un pensiero, ogni qual volta ci si senta responsabili per non aver tenuto
fede al patto di "impeccabilità" che ogni ragazza anoressica stipula
segretamente con la bilancia.
Per questa ragione il vomito in anoressia può avvenire indistintamente a stomaco pieno o
a stomaco vuoto, ed anzi questa seconda condizione è tanto più frequente quanto più il
vomito simbolizza l'autopunizione.
Se questa pratica ha delle conseguenze assai dannose per l'organismo, ne ha almeno
altrettante sulle psiche.
Vomitare a stomaco vuoto significa infatti per lo più rimettere succhi gastrici, il più
delle volte causando delle lacerazioni all'esofago, a causa della maggiore intensità
dello sforzo che bisogna esercitare per indurlo, con conseguenti emorragie, che possono
raggiungere entità anche notevoli.
Se, da un lato, il sangue è una conseguenza "meccanica" del gesto attraverso
cui ci si provoca il vomito, (e questo fa parte delle conseguenze fisiche), dall'altro
lato sul versante psichico, per la ragazza anoressica "vomitare sangue"
significa avere la prova tangibile di "essersi punita abbastanza"; la vista del
sangue, il terrore che questo genera, costituisce la testimonianza che la punizione è
stata sufficientemente cruenta, sufficientemente all'altezza della colpa commessa. Questo
meccanismo si inserisce in un ciclo di rinforzi, secondo cui vomitare diventa una valvola
di sfogo sempre più frequente, una strada sempre più battuta, e da cui sempre più
difficilmente si riesce a venir fuori.