IL PRIMO PASSO
PER AFFRONTARE IL PROBLEMA
Che cosa deve fare una paziente affetta da anoressia che intenda seriamente
affrontare il problema, o, nel caso la paziente non fosse ancora motivata, che
cosa devono fare i familiari per convincerla ad affrontare il problema?
Bisogna ricordare innanzitutto che l'anoressia è un grave disturbo che coinvolge
l'intera personalità e che nella maggioranza dei casi ha radici lontane nel
tempo.
Non dimentichiamo infatti che si tratta di una malattia a "tempo pieno"
(soprattutto nella sua fase iniziale) che occupa minuto dopo minuto l'intera
giornata di una ragazza, lasciandole poco spazio per altre attività.
Inoltre l'anoressia presenta a volte lunghi periodi di "incubazione",
in cui non è ancora manifesto il dimagrimento fisico, ma durante i quali è attivo
in fase premorbosa un esasperato perfezionismo, con la ricerca assoluta di fondare
la propria autostima su precise performance (studio, lavoro ecc.).
Per intenderci, una ragazza che studia dalla mattina alla sera, consegue risultati
eccellenti e riserva un piccolo spazio alle attività sociali può trovarsi in
una fase di incubazione, e solo quando cerca lavoro o si trova di fronte alle
prime grosse difficoltà può reagire con una chiara restrizione alimentare che
la porta a uno stato di grave emaciazione. Solo allora si può riscontrare il
suo reale stato di malessere.
Altro fattore da considerare sono gli interventi psicoterapici o nutrizionali iniziali e attuati nel corso degli anni che si sono rilevati inappropriati os sbagliati. Questi, essendosi protratti nel tempo, possono aver cronicizzato la malattia stessa: è il caso in cui è la terapia stessa a creare più danni che benefici.
Infine un ritardo nell'inizio di un intervento efficace può essere causato dal problema cosiddetto della "egosintonia", cioè degli effetti positivi che si manifestano nella fase iniziale della malattia e che disincentivano la paziente a rivolgersi a uno specialista. Lei sta bene così com'è, ha raggiunto il suo equilibrio e attraverso la malattia ha momentaneamente dato una risposta siu suoi numerosi problemei.
Ecco allora che la lunga durata della malattia, l'effetto egodistonico,
eventuali interventi psicoterapeutici e nutrizionali sbagliati rendono spesso
complicato capire che cosa fare per affrontare il problema.
Eppure i modi e i tempi in cui si inizia un intervento sono importanti quanto
la terapia stessa. Cominciare un intervento nel momento sbagliato o, peggio
ancora, con un approccio sbagliato, porta a un insuccesso certo.