COME AMICI, DOVREMMO INFORMARE LA FAMIGLIA DEL SUO PROBLEMA?
Siccome ogni caso è diverso, non ci sono linee guida semplici e fisse da offrire a questo proposito. Ad ogni modo, si dovrebbero prendere in considerazione l'età del soggetto e la gravità del problema. Nel caso di un'adolescente molto giovane, incoraggiatela a parlare con i genitori o con lo psicologo della scuola. Se è disponibile in tal senso, forse a questo punto è meglio farsi coinvolgere meno e offrirle solo l'amicizia. Se non è disposta a parlare ai genitori o allo psicologo scolastico, la vostra decisione si dovrebbe basare sulla sua situazione particolare. Se vi sembra che in quel momento non sia in pericolo, forse è meglio concederle più tempo. Tiratevi indietro e parlatele più avanti. Se la ragazza è più grande, e soprattutto se vive per conto proprio, è consigliabile incoraggiarla a parlare con qualcuno cui è vicina e a cercare un trattamento. Potreste anche offrirvi di darle una mano per trovare informazioni sulla terapia.
È giustificata un'azione più immediata quando ritenete che il problema sia serio o grave (cioè, la salute fisica é compromessa dall'eccessivo comportamento purgativo e ci sono state minacce o gesti autolesionistici). In questo caso è ovvio che la bulimica, indipendentemente dall'età, ha bisogno di una terapia. Dovreste dirle questo e anche che farete qualunque cosa sia necessaria per aiutarla a farsi curare. Se rifiuta di parlare alle persone che le sono vicine, come genitori o coniuge, ditele che intendete farlo voi. In queste circostanze ci sono due cose che occorre ricordare. Primo, con l'azione che state intraprendendo rischiate di farla arrabbiare al punto che potrebbe chiudere il rapporto con voi. Tuttavia, se la sua salute è seriamente in pericolo, allora val la pena correre questo rischio. Secondo, occorre che siate consapevoli dei vostri limiti in una situazione del genere. Anche se i familiari sono informati, è possibile che scelgano di non fare niente o che non siano in grado di fare qualcosa. È improbabile che si possa costringere qualcuno al trattamento, specialmente se ha diciotto anni o più. E anche nel caso improbabile che sia costretta ad entrare in terapia, non è detto che sia collaborativa durante il trattamento.
È sempre difficile rispondere alla domanda se la sua situazione sia abbastanza seria da autorizzare da parte vostra un ruolo più attivo. Per avere un aiuto è consigliabile contattare un professionista della salute mentale della vostra zona.