Strategie per gestire l'Attacco di Panico
1. Ricorda che malgrado i tuoi sentimenti ed i sintomi siano molto spaventosi,
essi non sono pericolosi né dannosi.
2. Capisci che ciò che stai vivendo non è altro che una esagerazione
delle normali reazioni del tuo corpo allo stress.
3. Non combattere i tuoi sentimenti, e non cercare di mandarli via. Più
cercherai di affrontarli, meno diventeranno intensi.
4. Non aggiungere ansia al tuo panico pensando a cosa "potrebbe" accadere.
Se ti accorgi che ti stai chiedendo "e se
?", risponditi "così
!".
5. Rimani nel presente. Concentrati su ciò che sta realmente accadendo,
e contrapponilo a quello che pensi "potrebbe" accadere.
6. Dai un punteggio ai livelli della tua paura da 0 a 10, ed osservala salire
e scendere. Concentrati su fatto che essa non si attesta mai su livelli molto
elevati per più di pochi secondi.
7. Quando ti accorgi che stai pensando alla paura, cambia il tuo pensiero "e
se
??". Concentrati su un compito semplice e portalo avanti, come
ad esempio contare all'indietro da 100 a 0, procedendo a 3 a 3 , o gioca con
un elastico intorno al tuo polso.
8. Nota che quando smetti di aggiungere pensieri paurosi alla tua paura, essa
inizia a diminuire.
9. Quando la paura sopraggiunge, aspettala ed accettala. Aspetta e dalle il
tempo di passare senza sfuggirle.
10. Sii orgoglioso di te stesso per i tuoi progressi, e pensa a quanto ti sentirai
bene quando questo momento sarà passato.
Nella terapia cognitiva, i colloqui tra
paziente e terapeuta non si focalizzano tanto sul passato del soggetto, come
nel caso di alcune forme di psicoterapia. Piuttosto, i colloqui si concentrano
sulle difficoltà e i successi che il paziente sta incontrando al momento
attuale, e sulle strategie che il paziente deve acquisire.
La componente comportamentale della terapia comprende un training sistematico
di tecniche di rilassamento. Imparando a rilassarsi, il paziente può
acquisire la capacità di ridurre l'ansia generalizzata e lo stress che
generalmente rappresentano l'anticamera degli attacchi di panico. La terapia
comportamentale include spesso degli esercizi di respirazione attraverso i quali
il paziente impara a controllare la propria respirazione evitando l'iperventilazione
- una sequenza rapida di respiri che può aggravare in alcuni pazienti
la reazione di panico. Un altro aspetto importante della terapia comportamentale
è l'esposizione a sensazioni interne, chiamata esposizione interocettiva,
durante la quale il terapeuta farà una valutazione individuale delle
sensazioni interne associate al panico. A seconda della valutazione, il terapeuta
potrà allora incoraggiare il paziente a riprodurre alcune delle sensazioni
dell'attacco di panico, ad esempio esercitandosi ad accelerare il battito cardiaco,
respirare rapidamente per provocare una vertigine o altri risentimenti respiratori,
o correre per causare un capogiro. Possono essere usati anche esercizi per produrre
sentimenti di irrealtà.
Quindi il terapeuta insegna al paziente a gestire efficacemente queste sensazioni
e a sostituire i pensieri d'allarme come "sto per morire", con altri
più appropriati, come ad esempio "è solo stanchezza, posso
sopportarla".
Un altro aspetto importante della terapia comportamentale è l'esposizione
"dal vivo", in cui terapeuta e paziente analizzano se il paziente
abbia evitato certi luoghi e circostanze, e quali schemi d'evitamento abbiano
eventualmente causato i problemi del paziente. Essi si accordano per lavorare
sui comportamenti di evitamento che stanno interferendo in modo più pesante
sulla vita del paziente. Alcuni terapeuti possono scegliere di iniziare la terapia
con un paziente agorafobico direttamente a casa del paziente stesso. Spesso
i terapeuti accompagnano i loro pazienti nei luoghi che essi hanno preferito
evitare, oppure possono accompagnarli quando riprendono a guidare.
Il paziente si accosta alla situazione che lo impaurisce in modo graduale, tentando
di mantenere sotto controllo la crescente ansia, rendendosi così conto
che per quanto spaventosi, i sentimenti che prova non sono pericolosi, e per
altro sono passeggeri. Ad ogni tentativo, il paziente affronta tanta paura quanta
è in grado di sostenerne, e questo approccio "passo per passo "
lo aiuta, insieme al terapeuta, ad approcciare gradualmente quelle situazioni
che riteneva inavvicinabili. Molti terapeuti assegnano al paziente dei "compiti
per casa", da svolgere tra una seduta e l'altra. A volte i pazienti seguono
solo poche sedute "faccia a faccia" con il terapeuta, e proseguono
il lavoro per conto proprio con l'aiuto di un manuale. Spesso il paziente si
aggrega a gruppi di terapia con altre persone che stiano tentando di guarire
dal disturbo di panico o altre fobie, incontrandosi con il gruppo settimanalmente
per discutere i propri progressi, scambiare incoraggiamenti e ricevere delle
guide dal terapeuta.
La terapia cognitivo-comportamentale in genere richiede dalle 8 alle 12 settimane.
Alcuni individui possono aver bisogno di un tempo maggiore per acquisire una
maggiore abilità. Questo tipo di terapia è efficace nell'eliminare
gli attacchi di panico o nel ridurne sensibilmente la frequenza; riduce inoltre
l'ansia anticipatoria e la fuga dalle situazioni ansiogene.
Trattamento farmacologico - Questo approccio, noto anche come farmacoterapia,
è utilizzato sia per prevenire gli attacchi di panico, sia per ridurne
la frequenza e l'intensità, e diminuire l'ansia anticipatoria ad essi
connessa. Quando il paziente scopre che gli attacchi sono diminuiti per frequenza
ed intensità, acquisisce una maggior fiducia nell'affrontare quelle situazioni
che sono rimaste per lui "off limits" per molto tempo. In tal modo,
egli beneficia dell'esposizione alle situazioni precedentemente considerate
ansiogene, tanto quanto dell'assunzione di farmaci.
I tre gruppi di farmaci più frequentemente in uso, sono gli antidepressivi
triciclici, le benzodiazepine ad alto potere, e gli inibitori delle mono amino
ossidasi (MAOIs). La scelta della sostanza più adeguata si basa sulla
valutazione della salute, efficacia, e sui bisogni e le preferenze del paziente.
- Gli antidepressivi triciclici furono i primi rimedi farmacologici in uso.
Il più utilizzato è la Imipramina. Quando questa viene prescritta,
solitamente il paziente inizia con dosaggi giornalieri molto lievi, che vengono
innalzati gradualmente fino al raggiungimento di un dosaggio efficace. La lenta
introduzione di imipramina aiuta a minimizzare gli effetti collaterali come
secchezza delle fauci, costipazione e problemi di vista. I soggetti con DAP,
che sono inclini ad una iper vigilanza verso le reazioni e le sensazioni fisiche,
di solito trovano questi effetti collaterali piuttosto fastidiosi. Gli effetti
collaterali di solito svaniscono dopo che il paziente è stato sottoposto
ad alcune settimane di trattamento. Di solito ci vogliono alcune settimane prima
che l'imipramina sortisca i suoi effetti. La maggior parte di pazienti trattati
con imipramina trovano sollievo dagli attacchi di panico nell'arco di poche
settimane o mesi. Il trattamento in genere ha una durata compresa tra i 6 e
i 12 mesi. E' possibile anche un trattamento di più breve durata, ma
in quel caso vi è la ragionevole possibilità che l'interruzione
del trattamento causi una ripresa dei sintomi, mentre l'estensione del periodo
di cura da sei mesi ad un anno, può ridurre sensibilmente il rischio
di ricadute. Quando il periodo di trattamento è terminato, il dosaggio
di imipramina viene gradualmente ridotto per un periodo di diverse settimane.
- Le benzodiazepine ad alto potere sono una classe di farmaci che in effetti
riducono l'ansia; appartengono a questa classe farmaci come l'Alprazolam, il
Clonazepam ed il Lorazepam. Essi hanno un effetto molto rapido, hanno pochi
e lievi effetti collaterali, e sono ben tollerati dalla maggior parte dei pazienti.
Tuttavia alcuni pazienti, specialmente coloro i quali abbiano avuto dei periodi
di dipendenza da alcool o droghe, possono divenire dipendenti dalle benzodiazepine.
Generalmente il medico che prescrive questo tipo di sostanze ad un paziente,
inizia con dosaggi molto lievi, e le gradualmente aumenta fino al cessare degli
attacchi di panico. Questa procedura aiuta molto nella minimizzazione degli
effetti collaterali. Il trattamento con le benzodiazepine in genere viene protratto
per un periodo compreso tra i sei mesi ed un anno. Uno svantaggio di questi
farmaci è che possono causare sui pazienti dei fenomeni analoghi alle
sindromi d'astinenza, quando il trattamento viene interrotto; generalmente è
possibile ridurre questo inconveniente diminuendo le dosi in modo graduale.
Tuttavia è anche possibile che si ripresentino gli attacchi di panico
alla sospensione della cura.
- Tra i MAOIs, una classe di antidepressivi che si sono dimostrati efficaci
nel trattamento del disturbo di panico, il più comunemente usato è
il phenelzine. Il trattamento con phenelzine in genere inizia con dosaggi relativamente
contenuti, gradualmente aumentato fino al cessare dei sintomi, o fino a quando
il paziente non abbia raggiunto un dosaggio massimo di 100 mg al giorno. L'uso
dei MAOIs richiede l'osservazione di alcune specifiche restrizioni alimentari,
in quanto vi sono dei cibi e delle sostanze che possono interferire con esse,
causando improvvisi e pericolosi innalzamenti nella pressione sanguigna. Tutti
i pazienti trattati con MAOI devono essere seguiti dal proprio medico sotto
il profilo dietologico, e dovrebbero sempre consultarlo prima di assumere qualsiasi
altro tipo di farmaco. Come nei due casi precedenti, il trattamento con MAOI
dura da 6 mesi ad un anno. Alla conclusione del periodo di trattamento, le medicine
vengono gradualmente ridotte. Esistono anche alcuni farmaci antidepressivi di
nuova generazione, come la fluoxetina (appartenente alla classe degli inibitori
serotoninergici), che appaiono efficaci nel trattamento di alcuni casi selezionati
di disturbo di panico. Come con altri farmaci antidepressivi, è molto
importante iniziare con dosaggi molto lievi, ed aumentarli solo gradualmente.
Alcuni studiosi, supportati dal NIMH, stanno studiando i possibili modi per
migliorare il trattamento del disturbo di panico. Sono inoltre in corso egli
studi per determinare la durata ottimale del trattamento farmacologico, la tipologia
di pazienti più "adatti" per questo tipo di cura, e il modo
migliore per ridurre i fenomeni di astinenza.
Trattamenti combinati - Molte persone credono che una combinazione di
trattamenti medici e terapia cognitivo comportamentale rappresenti la migliore
alternativa tra tutti i possibili trattamenti del disturbo di panico, L'approccio
combinato è considerato capace di offrire un rapido sollievo, elevata
efficacia ed un basso margine di ricaduta. Tuttavia c'è bisogno di altri
studi di ricerca per stabilire se le cose stiano realmente così.
Uno dei principali obiettivi di molti studi del NIMH è mettere a paragone
i trattamenti medici e quei psicologici, e studiare come essi agiscano in sinergia.
Uno dei più ampi studi in tal senso è durato 4 anni, ed ha coinvolto
quattro centri tra l'Università di New York, la Cornell University, l'Università
dell'Ospedale di Hillside in Colombia, e la Yale University. Questo studio è
stato progettato per stabilire come agisca il trattamento con imipramina combinato
con un approccio cognitivo comportamentale, e se la combinazione tra questi
porti ad un qualche tipo di beneficio rispetto all'applicazione di ciascun metodo
singolarmente.
Trattamento Psicodinamico - E' una forma di "terapia del colloquio",
in cui terapeuta e paziente, lavorando insieme, cercano di scoprire i conflitti
emotivi che possono soggiacere al problema del paziente. Parlando di questi
conflitti e raggiungendo una migliore comprensione di questi, il paziente può
trarre un beneficio nel venire fuori dal problema. Di solito il trattamento
psicodinamico si concentra su eventi del passato rendendo il paziente consapevole
delle ramificazioni di problemi sepolti nei meandri del tempo. Malgrado il trattamento
psicodinamico possa essere d'aiuto nella risoluzione dello stress che contribuisce
all'insorgere degli attacchi di panico, esso non sembra avere un effetto nel
fermarli direttamente. Infatti non c'è un'evidenza scientifica che questa
forma di terapia in se stessa sia efficace nell'aiutare i pazienti ad uscire
dal disturbo di panico o dall'agorafobia. Tuttavia, se il disturbo di panico
del paziente è accompagnato da più vasti e pre esistenti disturbi
emotivi, il trattamento psicodinamico può rappresentare un'utile alternativa
per il raggiungimento dello scopo del trattamento.