Genetica
Il DAP si trasmette attraverso la famiglia. Uno studio ha mostrato che se all'interno
di una coppia di gemelli monozigotici, uno dei due soffre di DAP, è assai
probabile che anche l'altro ne soffra. Questa correlazione non è altrettanto
elevata per fratelli non gemelli o per gemelli dizigotici. Dunque appare che
alcuni fattori genetici, combinati con altri fattori ambientali, possano essere
responsabili di questa condizione. Gli studi del NIMH si stanno concentrando
su intere famiglie in cui vi sia più di un membro che soffra di questo
tipo di disturbo, allo scopo di identificare un "gene" che possa essere
ritenuto alla base di questa condizione, il che potrebbe condurre a nuovi approcci
nel trattamento del panico.
Anomalie cerebrali o biochimiche
Una linea di ricerca sembra evidenziare che il DAP possa essere messo in relazione
con un incremento dell'attività dell'ippocampo e del locus coeruleus,
una porzione del cervello che tende a monitorare stimoli interni ed esterni,
e le risposte del cervello a questi. Inoltre è stato mostrato che i soggetti
con DAP hanno un notevole incremento dell'attività del sistema adrenergico,
che regola alcune funzioni fisiologiche, come il battito cardiaco e la temperatura
corporea. Tuttavia non è chiaro se questo incremento rifletta i sintomi
dell'ansia o ne sia piuttosto la causa. Un altro gruppo di ricerche suggerisce
che i soggetti con DAP possano avere della anormalità ai recettori per
le benzodiazepine , componenti cerebrali che reagiscono con degli inibitori
dell'ansia all'interno del cervello stesso. Nel condurre le loro ricerche, gli
studiosi possono utilizzare differenti tecniche allo scopo di causare un attacco
di panico; il metodo più comune è una somministrazione per endovena
di acido lattico, la stessa sostanza chimica che in genere viene prodotta dai
muscoli sotto uno sforzo notevole. Altre sostanze che possono provocare gli
attacchi di panico sono la caffeina (generalmente sono necessarie più
di 5 tazze di caffè in un giorno), oppure l'iperventilazione o l'esposizione
a diossido di carbonio. Dal momento che tutte queste condizioni non causano
un attacco di panico a chi non soffra di disturbo di panico, gli scienziati
hanno concluso che debba esserci una differenza su base biologica tra soggetti
affetti e soggetti sani. Tuttavia è anche vero che quando persone inclini
agli attacchi di panico vengono avvertite in anticipo sulle sensazioni che verranno
causate in loro da alcune sostanze, esse sono molto meno esposte al panico.
Ciò suggerisce che vi sia anche una forte componente psicologica, tanto
quanto quella biologica.
Gli scienziati del NIMH stanno conducendo degli studi per determinare quali
parti del cervello giochino un ruolo negli attacchi di panico, e come queste
debbo interagire per causare questa reazione.
Studi sugli animali
Una serie di studi è stata condotta su dei cani che mostravano delle
reazioni di paura eccessiva se venivano avvicinati dagli uomini, o se sorpresi
da improvvisi suoni. Questi cani sono risultati particolarmente reattivi alla
caffeina; inoltre il loro tessuto cerebrale è risultato estremamente
ricco di recettori per l'adenosina, un sedativo naturale che esercita normalmente
un effetto calmante all'interno del cervello. Altri studi sugli animali sono
stato compiuti sulle scimmie macaco. Alcune di esse mostrano reazioni d'ansia
in seguito ad una somministrazione di acido lattico, esattamente come nei soggetti
affetti da DAP. Altre scimmie invece non mostrano la stessa reazione. Gli scienziati
del NIMH stanno tentando di studiare le differenze cerebrali tra le scimmie
che si sono rivelate reattive e quelle che invece non hanno esibito alcun tipo
di reazione al farmaco. Questo tipo di studio dovrebbe fornire anche delle conoscenze
in più sui DAP. Inoltre altre ricerche condotte sui ratti stanno studiando
gli effetti di varie sostanze sulle diverse parti del cervello, allo scopo di
sviluppare una mappa delle componenti del cervello responsabili dell'ansia,
ed imparare a tenere sotto controllo la loro attività.
Fattori cognitivi
Alcuni studiosi sovvenzionati dal NIMH stanno studiando i processi di pensiero
e le emozioni di base che si sviluppano nel corso di un attacco di panico e
quelli che contribuiscono allo sviluppo dell'agorafobia, valutando anche l'impatto
dei diversi tipi di terapie cognitivo comportamentali per individuare la più
efficace.