Storia di un dappista

Premessa: La mia storia non ti servira' da metodo per guarire dall'ansia, dalla depressione o dai disturbi di attacchi di panico DAP. E' semplicemente la mia esperienza che forse ti aiutera' o forse ti annoiera' soltanto.

Il primo giorno
Una sera dell'ormai lontano 1992 giocando a carte tranquillamente con degli amici di famiglia, mi sento preso improvvisamente dal panico, qualcosa di indescrivibile, nessun dolore particolare, ciononostante una paura folle e una sensazione strana al petto, penso.... Dio.... un infarto. Mi sbianco, mi alzo dalla sedia, gli amici mi chiedono cosa abbia.... rispondo, sto per morire!
Dico ad A. , portami al pronto soccorso "subito!" e lui..."ma no, non hai niente... cosa ti senti?", non lo so rispondo, non lo so.... sto male, "dai bevi un bicchiere di acqua ti passera'!". Ma non passava, il cuore continuava ad accelerare, il braccio cominciava a farmi male a causa dei nervi e al forte flusso di sangue che in quel momento fluiva, poi forse la mia mente razionale realizzando che non si trattava di un infarto mi spinse a mettermi al suolo ed iniziare a fare flessioni, chissa' perche', non so quante ne feci, pensavo... se e' un infarto dovrebbe farmi male il petto..., ma non successe niente mi calmai leggermente, mi rimisi seduto ma dopo pochi secondi di nuovo una paura folle si impadroniva di me, pregai nuovamente A. di portarmi al pronto soccorso........ questa volta accetto'.
Arrivammo al PS, mi fecero sdraiare sul lettino, mi chiesero cosa avessi e descrissi i mie sintomi, mi spogliai ed iniziarono a mettermi le sonde per l'ECG, nel frattempo mi diedero una pasticca da mettere sotto la lingua ed effettivamente dopo qualche minuto il farmaco fece il suo effetto, comincia a calmarmi, ma iniziai a tremare come una foglia dal freddo. Mi fecero l'ECG, lo mostrarono al dottore di turno, mi fecero stare ancora una mezz'oretta disteso e poi mi dissero che non era niente e nel caso mi fosse sopraggiunto nuovamente lo stato di panico, avrei dovuto prendere una delle pasticche di nome "Temesta". Mi consigliarono inoltre di rivolgermi al medico di famiglia per una visita completa.
Non ero convinto, avevo avuto dei sintomi terribili, una sensazione di morte, ritornai comunque a casa con A., raccontai ai miei
della visita al PS e dell'ECG e in me si era ormai ristabilita una certa calma. Non lo sapevo ancora ma ero entrato a pieno titolo a far parte del club degli ansiosi, depressi e dappisti.

Il check-up
Preso appuntamento col dottore di famiglia, fui sottoposto a tutti gli accertamenti del caso: ECG, esame del sangue, urine, fegato, raggi ecc. insomma un check-up completo. Risultato: il medico mi dice che non ho niente di fisico, insomma fisicamente ero a posto, si trattava di un problema neo vegetativo (disse lui) a questo punto mi raccomanda di rivolgermi ad uno psicoterapeuta e mi da di conseguenza l'indirizzo e una lettera di accompagnamento. Inoltre per gli attacchi di panico che dovrei avere mi consiglia di continuare a prendere le "Temesta" (la pasticca da sciogliere sotto la lingua che ha il "Potere" di calmarmi subito). Prendo appuntamento dallo psicoterapeuta e nel frattempo cerco di continuare a vivere normalmente.....ma.... non e' possibile, gli attacchi di panico continuano a venirmi, prendo di volta in volta le pasticche miracolose. In quel periodo insegnavo, durante le lezioni avevo i dap, cercavo di nasconderli ma non era possibile, confessavo poi parzialmente ai miei alunni.....sto' male, non mi sento bene, mi manca l'aria. Sono sincero in quel periodo mi vergognavo, mi nascondevo, cominciavo a diventare uno straccio. Ero diventato ipocondriaco, ero terrorizzato dal fatto che potessi morire d'infarto!

Addio ai farmaci
Una settimana circa dopo il primo dap in assoluto, mi trovavo in ufficio e..... ennesimo dap!! Prendo una pastiglia.... passano i minuti....non mi calmo, il cuore accelera sempre piu', dopo 10 minuti ne prendo un'altra.... niente.... il cuore batte all'impazzata, sento fluire il sangue nel braccio sinistro ad una velocita' pazzesca, sento un caldo brutale nel braccio, un mio collega mi dice di rilassarmi, di respirare con lo stomaco, fu il primo approccio alla respirazione addominale.
Continuavo ad agitarmi, piangevo, pensavo di morire, pensavo…… ecco, ecco l’infarto! Vado allora in infermeria, qui mi danno ancora un calmante, ma non succede niente..... sento che sto per morire. Decido quindi di andare a casa a vedere per l'ultima volta i miei figli (se riesco ad arrivarci). Prendo l'auto e parto, il cuore sembra impazzito, guido come un automa pensando solo ad arrivare a casa prima di morire...... prima di morire da solo. Ad un certo punto mi manca fra l'altro anche il respiro....non respiro piu'.... mi gira la testa, ho le vertigini ... mi sono detto...."E' l'ora.....", non volendo creare qualche incidente, accosto l'automobile, spengo il motore, mi adagio sul sedile e..... aspetto.... aspetto la morte.... non sono riuscito ad arrivare a casa!!!!! Passano i minuti..... e pian pianino il cuore comincia a calmarsi... ho ancora tanta paura... ma il battito e' sceso.... comincio a pensare che forse non moriro' oggi... allora rimetto in moto l'automobile e riparto in direzione casa. Fu l'ultima volta che presi dei farmaci per il mio male..... non erano serviti a calmarmi..... , non mi avevano fatto passare il terrore del panico, della morte….. erano stati inutili!!

La psicoterapia
Arrivo puntuale all'appuntamento con lo psicoterapeuta......, ero molto fiducioso, chissa’ perche’, mi dicevo "…. Dai, adesso ricominceremo a salire". Raccontai innanzitutto i sintomi e le conseguenze che mi avevano portato a lui, gli raccontai in pratica tutta la mia vita.
Tre punti fra tutti te li voglio elencare, i principali:
1) Innanzitutto devo precisare che i primi dap, mi sopraggiunsero circa una settimana dopo la morte di mio nonno materno. Mi recai a Roma per il funerale, andai nella camera ardente e per la prima volta in vita mia vidi un morto, avevo 36 anni. Lo psico, in base ai miei racconti, mi diede in due parole la seguente versione: "F. , nella tua vita finora condotta, tu hai sempre affrontato tutto di petto, ogni ostacolo che ti si e’ presentato, l’hai affrontato e vinto, trovandoti di fronte al problema della morte, risvegliato in te nel aver visto tuo nonno, la mente ha iniziato ad elaborare interiormente il problema, ma non trovando soluzione e’ stato cozzare contro un muro senza trovare soluzione, da qui le tue paure sulla morte".
2) Lo psico mi chiese "….. raccontami la tua giornata tipo…..". Iniziai quindi a raccontare tutte le attivita’ che svolgevo dalla mattina appena alzato alla sera prima di andare a dormire. A questo punto lo psico rispose "… e il tempo per te, nel corso di tutta la giornata…. Dov’e’ ???"
Tu, mi disse, occupi tutto il tuo tempo per gli altri, ma per te, solo per te, tempo non ne dedichi, fare tutto per gli altri non necessariamente nel senso che mi occupassi degli altri, ma per esempio: lavorare, fare la spesa, lavorare in giardino, mettere a posto la casa, magari cucinare, uscire con i figli, andare a scuola ecc. ecc.
Si, aveva ragione, io trascuravo me stesso, capii e decisi immediatamente che sarei diventato piu’ egoista con tutto e con tutti e non necessariamente in senso cattivo, ma semplicemente pensando un po' piu' a me stesso.
In due parole avrei dovuto impegnare di piu’ la mia mente a cose belle, gioiose, che mi dessero soddisfazione interiore, che mi facessero sentire appagato e soprattutto capii una cosa molto importante, la razionalita’ della mia mente mi aveva portato in questa situazione, avrei dovuto occupare la mente con altri scopi e non fissarmi piu’ sullo scopo della morte e della vita.
3) I miei genitori, quando avevo 2 anni si divisero, io crebbi con i nonni. All'eta' di 13 anni ritornai da mia madre che nel frattempo si era trasferita altrove
. Stetti con lei 2 anni circa, poi me ne andai di casa. Tutti questi distacchi, dai genitori a 2 anni, dai nonni e dal mio mondo a 13 anni e poi ancora una volta da mia madre, secondo lo psicoterapeuta, mi avevano intaccato, avevo subito degli shock anche se apertamente non me ne fossi mai accorto. Shock da distacco, distacco dalle persone e dai luoghi cari. La morte e' un distacco, la morte di mio nonno, aveva risvegliato in me gli shock passati e forse mai cancellati dalla memoria.


La risalita
Come detto, cominciai oltre alla psicoterapia, a mettere in atto i miei propositi sul dedicare del tempo a me stesso e solo per me. Cominciai a fare dello Yoga, esercizi respirazione, rilassamento, notai subito un miglioramento e soprattutto nelle sere in cui facevo Yoga, si impadroniva di me una calma immensa, stavo bene, non avevo paura, l’effetto durara sempre piu’ a lungo, le prime sere poche ore, man mano delle giornate intere.
Finito l'ultimo semestre, avevo inoltre smesso di insegnare, non mi sottoponevo a piu' stress o a piu' lavori contemporaneamente, mi iscrissi inoltre alla palestra di Judo e inizia le prime serate di esercizi, dopo circa un mese, riuscivo ad effettuare le prime tecniche, avevo conosciuto inoltre nuovi amici, la vita cominciava a sorridermi nuovamente, lo sport mi faceva bene, lo sentivo.
Nello stesso tempo, iniziai a documentarmi sullo Zen, acquistai dei libri, comincia a fare della meditazione (che poi meditazione non e’), controllavo bene la respirazione addominale cominciavo a staccarmi dal mondo cominciavo a vivere senza pensieri. Si stavo guarendo, e questa considerazione di sentirmi ogni giorno meglio mi dava nuovo coraggio. A casa d’estate ricominciavo a fare qualche lavoretto e mentre lavoravo avevo sempre la radio accesa, musica tutto il giorno, cantavo…… si stavo bene.
Avevo attaccato la malattia in piu' punti contemporaneamente, la stavo abbattendo:

- Psicoterapia
- Yoga
- Judo
- Zen
- Voglia di uscirne

In poche parole, stavo veramente dedicando del tempo a me stesso, solo per me. Nel giro di 9 mesi ero praticamente guarito.

Il rovescio della medaglia
L’aver concentrato su di me tutte le attenzioni, anche se in modo inconscio, aveva portato delle conseguenze, ero diventato egoista…. e non di cose terrene!! Solo avevo iniziato a volere bene a me stesso. E' chiaro quindi che il tempo dedicato a me, veniva sottratto ad altri, considerando che non ho mai smesso di lavorare, la famiglia inizio' a risentirne, e non solo per il tempo che sottraevo a loro, bensė anche per lo scudo che sistematicamente innalzavo se mi si chiedeva qualcosa che in quel momento non sentivo di voler fare.
Avevo imparato a dire di no. Avevo imparato a non fare niente che non mi desse "piacere", avevo imparato a non fare niente che io non sentissi di fare, se una mattina mi fossi alzavo con la voglia di tagliare l’erba in giardino, lo avrei fatto, altrimenti nessuno avrebbe potuto obbligarmi… io non l’avrei fatto!
Tutto cio’ che mi sembrava un obbligo veniva da me sistematicamente scartato. Capirai quindi ad un certo punto il rapporto che man mano andava ad instaurarsi in famiglia.
Ma, secondo me, e’ stato l’unico modo per uscirne. In fondo se avessi continuato ad essere malato, la famiglia ne avrebbe risentito comunque. Avevo scelto il minore dei mali, e poi non e’ che si possa dire "avevo scelto" perche’ la cosa in ogni caso era avvenuta in modo del tutto automatico.
In poche parole, facevo cio' che in fondo sentivo di fare e non cio' che dovevo fare, anche se alcuni obblighi della societa' odierna non si possono semplicemente scartare, vanno soddisfatte.

4 anni senza problemi
Come detto, ero guarito, completamente (almeno credevo), non pensavo che minimamente ai brutti mesi passati, ce l’avevo fatta e senza farmaci, ero fiero di me stesso, continuavo ad essere "egoista", continuavo a difendere me stesso, continuavo ad avere i miei impegni sportivi, e la vita era tornata ad essere bella, molto bella. Avevo ricominciato anche a sciare. Acquistai inoltre una tastiera e ritornavo dopo tanti anni a suonare in pubblico, era dal 1983 che non lo facevo piu’, avevo smesso dalla nascita del secondo figlio. Ricominciavo ad avere degli hobby.

La ricaduta
Dall’Aprile 1997 per cause familiari, cominciai a calare le difese, ovvero, iniziai a dedicare a me stesso meno tempo, iniziai a disertare la palestra e smisi di fare Yoga. Gia’ dopo pochi mesi, autunno 1997 la depressione era ritornata ad impadronirsi di me, cominciavo ad avere nuovamente paura e puntualmente arrivarono anche le ansie e di conseguenza i DAP. Ero ricaduto, ero ritornato al punto di 4-5 anni prima. Andavo a fare le serate e il panico si impadroniva di me, avevo paura… tenevo duro ma avevo paura, mi costava una fatica enorme terminare le serate…(serate da musicista).
Mi ero ritornati i dolori al petto, sentivo i dolori al braccio ecc. ecc., ritornai dal medico di famiglia, ancora una volta feci tutti gli esami….. niente. Lo convinsi a farmi fare un ECG sotto sforzo, e cosi verso il 20 dicembre, mi recai dal cardiologo, dopo tutti gli esami e domande di prammatica, finalmente l’ECG sotto sforzo.
Mi accomodo sulla bici e comincio a pedalare… arrivo ad un battito di circa 180 al minuto a questo punto, di colpo mi coglie il panico, chiedo al cardiologo di smettere, non accusavo nessun sintomo, solo paura…
Smettiamo, il cardiologo mi da i risultati, mi dice "… lei poteva arrivare senza problemi oltre i 200 battiti al min., comunque, non ha perso un colpo, il cuore e' piu' che a posto, puo’ fare tutti gli sport che vuole.
Ritorno a casa contento, ma gia’ la sera stessa, alla cena aziendale, un collega mi dice "…si ma sai quanta gente, dopo l’ECG c’č rimasta secca ?". Non l’avesse mai detto, mi rovino' la serata.

La prima reazione
Mi faccio coraggio, memore di come avevo sconfitto il male la prima volta, reagisco, riprendo a fare dello sport, inizio a tornare in forma facendo jogging, partendo da poche centinaia di metri ed arrivando a fare un circuito di 5 Km di percorso misto, inizio a curare l’alimentazione, a fumare poco, a bere quasi niente, non č che bevessi molto, ma avevo notato che quando stavo male e bevevo un bicchiere di vino, passava….
Nel giro di 2-3 mesi ritornai a stare meglio… pensavo che curando il fisico, allenandomi potessi star bene. In fondo la mia paura era una sola, la paura di morire d’infarto…….Rifiutavo fra l'altro i posti con molta gente. Avevo la tessera della mia squadra, ma praticamente non potei godermi quasi neanche una partita, avevo costantemente paura di avere un infarto, non gioivo addirittura alle reti della mia squadra…… cercavo sempre di appostarmi nelle vicinanze dei gruppi di Pronto Soccorso, era veramente una tortura andare allo Stadio, ma dovevo andarci, non potevo chiudermi in casa. Cosi come continuavo ad andare a fare serate, non potevo smettere di suonare e dire ai presenti io sto male, stringevo i denti e continuavo, la maggior parte delle volte bastavano due bicchieri di rosso per tirarmi su.

Seconda ricaduta
Non avevo fatto i conti col destino!
Era l'ultimo giorno di Luglio 1998, telefona una nostra amica, era in vacanza col marito e con i figli, risponde mia moglie, l'amica dice..... P. e' morto! P. suo marito col quale spesso andavamo allo stadio insieme per la partitare, io vedo la faccia di mia moglie, capisco, chiedo..... ma di cosa ?....... di cuore..... era morto per un infarto, 45 anni, mi assale l'angoscia, ma come! Fino a ieri giocava al pallone, ha corso una vita intera e adesso era morto!
Tutte le mie teorie andavano a farsi benedire, allora mi dico, non serve a niente fare dello sport ? Ricaddi, e questa volta in modo molto acuto, i giorni a seguire li passai piangendo, piangevo per la scomparsa di P. e piangevo per me, poi per me e poi per P. . Ebbi DAP e crisi di pianto alterne per diverse settimane. Sapevo che non era come le altre volte, i dap si susseguivano uno dopo l'altro, solo la notte fortunatamente riuscivo a dormire. A mangiare non se ne parlava, avevo perso 6-7 chili, il mangiare mi si fermava sul petto, sentivo dolori da mezzogiorno a sera quando finalmente riuscivo a digerire, durante il giorno mi si formava un'acidita' pazzesca. Decisi questa volta di curarmi a fondo, non mi rivolsi piu' allo psicoterapeuta, andai presso una clinica, mi visito' uno psichiatra. Vedendo lo stato in cui stavo, mi propose di ricoverarmi, purtroppo o per fortuna, non fu possibile farlo subito, causa gli impegni familiari e altri impegni professionali, decisi quindi di rinviare, le psicoterapie seguivano comunque al ritmo di una, due alla settimana.
Cominciavo a stare un po' meglio ma troppo male in ogni caso...... Decisi allora di chiedere allo psichiatra anche una farmacoterapia, il dottore mi diede allora una confezione di Seroxat dicendomi di prenderne una ogni mattina. Misi i farmaci in tasca e andai a casa. Ma stavo facendo uno sbaglio, stavo per affidare ai farmaci la responsabilita' di risolvere il mio problema.
La mattina fortunatamente stavo un po' meglio, decisi quindi di rimandare ancora. La stessa cosa successe nelle mattine a seguire. Pensavo: se prendo i farmaci adesso e poi staro' peggio, cosa prendero' in seguito ? E poi, chissa’ perche’ al mattino stavo quasi sempre bene! Rimandavo quindi di giorno in giorno, i dap si susseguivano ad un ritmo piu’ blando, quasi sempre dopo le 10 del mattino, pensavo, domani li prendo, poi al mattino seguente stavo bene e rimandavo.
In ogni caso, la malattia mi prendeva tutte le energie, la sera ero stanco, non riuscivo piu' a dedicare ai miei e specialmente ai figli il tempo a loro necessario.

La chat
La mia situazione era stazionaria, non progredivo, ero stanco, non avevo le forze, non riuscivo ad innescare il meccanismo di reazione che mi aveva salvato la prima volta. Un giorno, una bella giornata di sole, il 1.Ottobre 1998, mi ero alzato bene, ero contento, passai una buonissima mezza giornata. Ritornando in ufficio dopo il pranzo, una mia collega mi dice...."Sai, il collega A. ha avuto ieri sera un Ictus, adesso e' all'ospedale......" Non me lo avesse mai detto, stetti malissimo tutto il pomeriggio, tanto male, non riuscii piu’ a lavorare, andai a casa deciso a prendere una volta per tutte le Seroxat, avrei dovuto comunque aspettare il mattino seguente (andavo infatti prese al mattino).
Arrivo' la sera, ero disperato, entrai su Internet, non lo facevo mai se non per scaricare qualche programma, cercai disperatamente "depressione", "ansia", e trovai un sito inerente al tema.
Lessi avidamente tutta la pagina, forse avevo trovato qualcosa che poteva aiutarmi, lessi le decine di pagine di posta, arrivai all'icona della chat, scaricai MIRC, ed entrai in chat.
Trovai dei ragazzi in linea, cominciai a chattare con loro, mi resi conto che esistevano sulla terra e non molto distante da me, persone che avevano problemi analoghi ai miei.
Quella sera chattai per 3-4 ore di seguito, addirittura ad un certo punto, mi trovai a rincuorare altri che stavano come me e peggio di me. Ero stanchissimo, non ricordo che ora andai a letto ma ero sereno.
Il giorno dopo, le Seroxat non le presi, passai tutto il giorno aspettando la sera per riconnettermi, quel giorno del 2. Ottobre 1998, non ebbi nessun DAP. Avevo trovato la molla che fece scattare la mia reazione, fu l'inizio definitivo della mia risalita, che guarda caso era l'aiutare gli altri, aiutare gli altri mi faceva star bene.
Ripresi lo sport e ripresi a fare Zen. Ricominciai a curare l’alimentazione in modo serio, abolii tutti gli eccitanti, dal caffe’ alla carne, abolii il latte, abolii completamente gli alcolici e tutto cio’ che non era gradito al corpo, notai un netto miglioramento fisico gia’ dopo due settimane, una strana calma si era impadronito di me. Man mano che passavano i giorni, notai in me un miglioramento strano, stavo diventando piu' buono, vedevo tutto bello, camminavo a testa alta, non mi arrabbiavo piu' con nessuno. I colleghi e gli amici notarono con piacere questo cambiamento. Posso dire oggi come oggi che lo Zen, l’alimentazione e lo sport mi stavano plasmando in modo diverso, ero diventato dolce, attiravo le persone.
Fra l’altro, ero riuscito a non fare solo Zazen ma soprattutto lo zen di tutti i giorni, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo ovvero uno zen mentale, durante tutta la giornata. Vivere ogni momento della vita intensamente, non ieri, non domani ma qui ed ora!
Lo zen, mi ha aiutato sicuramente a staccarmi dalle cose terrene, io avevo e forse ho paura di morire, perche' ? Mi sono fatto un'idea personale..... perche' non voglio lasciare le cose che ho, ma, se mi distacco dalle cose che ho, non dovrei piu' avere paura di morire.
In effetti, sta avvenendo questo in me, il distacco da tutto e tutti, e questo non significa non voler bene alle persone che ti circondano, anzi, ma, accettavo sempre piu' il fatto che tutte le cose non sono eterne e che facciamo parte dell'universo, non c'eravamo ieri, e non ci saremo domani.
La nostra mente deve essere uno specchio, catturare tutte le immagini, ma non trattenerne nessuna!!
Non fraintendetemi, non e' stata la rete a farmi quasi guarire, non e' stato lo Zen, non e' stato lo sport. Tutte queste cose mi hanno solo aiutato anche se in maniera rilevante, ma il contatto con i miei "simili"
ha avuto il grande merito di farmi reagire, di far scattare in me la reazione, chiaramente aiutato poi da tutte le attivita' descritte sopra.
Le Seroxat ? Le tenni in tasca per circa un mese ancora, poi le ridiedi sigillate al dottore
Un giorno
trovai non ricordo su che sito, la descrizione esatta dei miei sintomi, dei sintomi che mi facevano sempre pensare ad un infarto. La lettura di quei testi, fece fare alla mia testa razionale il classico clic ove mi resi conto che di panico non si moriva. Certo lo sapevo anche prima, questa volta pero', lo aveva capito anche la mia mente!

Oggi
Come sto oggi? Direi bene. Sicuramente il ricordo dei brutti momenti passati non andra' via, ebbi l'ultimo dap vero e proprio il 30 Ottobre 1998, dopo un mese dal penultimo. Ho imparato a controllarli, nel senso che praticamente non arrivano piu'. Un po' di ansia c'e' ancora quando magari mi metto nei casini o mi lascio stressare. Non so se nel caso avessi una sollecitazione molto forte se magari ricadrei in depressione, ma non voglio pensarci, sto bene cosi, posso solo migliorare...........la mia mente non deve soffermarsi sulle cose negative.......

Considerazioni finali
Ripeto! In queste poche righe, non ho la presunzione di farti guarire, spero solamente di far scattare in te la molla di reazione che porta alla guarigione!

 

Un grazie a chi mi e' stato vicino!!!
Un coraggio a chi ancora deve farcela !!!
Usa tutti i mezzi possibili per aiutarti, ma devi essere tu a reagire!!!