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Perché ci si ammala
di depressione ?
La depressione è una malattia ereditaria?
Lo studio della ereditarietà genetica delle malattie psichiatriche pone,
a differenza delle malattie mediche, maggiori problemi.
In molte delle malattie mediche è possibile individuare delle cause biologiche
precise che in molte delle malattie psichiatriche sono ancora discusse.
Una volta chiarite le cause e stabilito che non sono "esterne"
all'organismo (quindi "acquisite") ma "interne" ad
esso, è possibile studiare se siano state ereditate dal patrimonio genetico
dei genitori.
Tutto questo nelle malattie psichiatriche è senz'altro più difficile poiché
si discute ancora su quanto della malattia sia "costituzionale"
ed "innato" (ereditato) e su quanto sia invece "acquisito"
dalle influenze ambientali esterne.
A questo proposito è necessario precisare che alcune forme di depressione
hanno una importante componente "acquisita", dipendono cioè
in gran parte dall'ambiente esterno, dagli eventi di vita spiacevoli (stressanti)
e dalle modalità con cui questi eventi vengono affrontati. Altre forme
depressive (ad esempio gli episodi che si manifestano
nell'ambito di un disturbo bipolare) hanno una prevalente componente genetica.
I dati sulla ereditarietà della depressione provengono dalle osservazioni
sulle famiglie e dagli studi sui gemelli e, anche se si tratta di dati
statistici, forniscono interessanti basi per eventuali interpretazioni.
È stato rilevato infatti che un soggetto ha una maggiore probabilità di
ammalarsi di depressione se vi sono tra ascendenti e collaterali altri
componenti ammalati e che il rischio aumenta quanto più stretto è il rapporto
di parentela.
Di fronte a questo dato si potrebbe comunque obiettare il fatto che i
soggetti appartenenti alla stessa famiglia condividono ambiente, abitudini,
atteggiamenti, modalità di affrontare i problemi e così via. Un individuo
quindi cresce e si sviluppa in un particolare ambiente ed "acquisisce"
caratteristiche analoghe a quelle dei familiari ma non le eredita geneticamente.
Gli studi sui gemelli "omozigoti", che si sviluppano cioè dalla
stessa cellula fecondata (zigote) ed ereditano un patrimonio genetico
identico, hanno dato un valido contributo alla comprensione di questo
problema. Se infatti i due gemelli vengono separati alla nascita e vengono
fatti crescere in ambienti diversi, essi mostrano una altissima probabilità
di ammalarsi entrambi di depressione. Questa probabilità non è del 100%;
ciò significa che le influenze ambientali giocano comunque un ruolo importante,
anche se parziale.
In sintesi una componente ereditaria nella genesi dei disturbi depressivi
è accertata, in particolare per alcune forme cliniche (disturbo bipolare),
ma è importante sottolineare che fattori ambientali ed influenze esterne
favoriscono la manifestazione della malattia. Ciò che si eredita quindi
non è tanto la malattia in se stessa quanto la predisposizione, il terreno
biologico favorevole perché la malattia si sviluppi.
Spesso un paziente che ha sofferto di un episodio depressivo si chiede
se i propri figli potranno ammalarsi anch'essi di depressione. La risposta
a questa domanda dipende dai vari fattori di rischio.
In genere il rischio è maggiore se la depressione di cui ha sofferto il
paziente era di tipo "bipolare" (alternanza di episodi di depressione
e di eccitamento) e se altri familiari hanno anch'essi sofferto o soffrono
di depressione.
Il rischio è più alto se sia il padre che la madre soffrono o hanno sofferto
di depressione. Il rischio è invece minore se vi è un solo membro della
famiglia ammalato o se il disturbo di cui è affetto il paziente è di tipo
unipolare (vari episodi di tipo depressivo in assenza di episodi maniacali).
Se si ha motivo di ritenere che vi sia un rischio ragionevole di malattia
depressiva per i propri figli, non vi sono provvedimenti particolari da
prendere se non un'attenta osservazione per identificare eventuali sintomi
precoci di un ipotetico inizio della malattia depressiva. Va tenuto presente
che anche i bambini possono ammalarsi di depressione e che l'adolescenza
e la prima giovinezza vanno considerate come "età a rischio"
per l'inizio di una forma depressiva.

  
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