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DEP - depressione
Risposte del Prof. Paolo Pancheri, direttore della clinica Psichiatrica III dell'universita' di Roma "La Sapienza"
 (Tratto dal libro "100 domande e 100 risposte")

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Perché ci si ammala di depressione ?

Le "cure dimagranti" possono portare alla depressione?

Soprattutto nel sesso femminile all'origine di una depressione vi è talvolta una "cura dimagrante" mal fatta.

Le "cure dimagranti" possono essere condotte sostanzialmente in due modi, ognuno dei quali, per ragioni diverse, può essere un fattore di rischio per la comparsa di una depressione.

* Il primo metodo è quello di assumere farmaci che riducono l'appetito. Questi farmaci sono efficaci nel ridurre lo stimolo della fame ma, essendo sostanze che agiscono sul cervello (dove sono situati i centri regolatori della fame e della sete), hanno sempre una serie di effetti negativi sulle emozioni e sul comportamento. La maggior parte di questi farmaci (ad esempio il Plegine) induce, oltre alla riduzione dell'appetito, anche un senso di eccitamento e di euforia a cui segue però inevitabilmente una condizione più o meno grave di depressione nel momento in cui vengono sospesi. Altri farmaci (ad esempio il Ponderal) hanno un effetto opposto e tendono quindi a dare stanchezza, sedazione eccessiva, malumore e possono perciò, per altre ragioni, favorire anch'essi la comparsa di una depressione. L'assunzione quindi di farmaci "regolatori" dell'appetito è dunque sempre e comunque sconsigliabile soprattutto in soggetti che siano "predisposti" alle reazioni depressive. Assolutamente controindicata è poi l'assunzione contemporanea di questi farmaci con altri farmaci ad azione sul sistema nervoso prescritti per eventuali disturbi psichiatrici. Ciò vale in particolare per i farmaci antidepressivi.

* Il secondo metodo, seguito più diffusamente, è quello delle diete dimagranti. A prescindere dalla loro efficacia sulla riduzione stabile del peso corporeo, va detto che se esse vengono effettuate mantenendo il giusto equilibrio tra le varie componenti alimentari e, se la riduzione di peso è programmata in modo progressivo lungo un adeguato periodo di tempo, non ci sono in genere conseguenze negative per quanto riguarda il rischio di depressione.

Purtroppo, abbastanza spesso le diete vengono condotte in modo totalmente irrazionale inducendo forti perdite di peso in breve tempo e privando l'organismo di alcune componenti alimentari indispensabili.

In questi casi è relativamente frequente osservare la comparsa di uno stato depressivo. La comparsa della depressione induce quasi sempre una interruzione della "dieta", spesso con un aumento compensatorio dell'ingestione di cibo, del peso corporeo e con un potenziamento della condizione depressiva. Ciò significa che, in soggetti a rischio di depressione per altre ragioni, una dieta "selvaggia" o malamente autogestita è sempre e comunque sconsigliabile.


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