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Perché ci si ammala
di depressione ?
Le "cure dimagranti" possono
portare alla depressione?
Soprattutto nel sesso femminile all'origine di una depressione vi è talvolta
una "cura dimagrante" mal fatta.
Le "cure dimagranti" possono essere condotte sostanzialmente
in due modi, ognuno dei quali, per ragioni diverse, può essere un fattore
di rischio per la comparsa di una depressione.
* Il primo metodo è quello di assumere farmaci che riducono l'appetito.
Questi farmaci sono efficaci nel ridurre lo stimolo della fame ma, essendo
sostanze che agiscono sul cervello (dove sono situati i centri regolatori
della fame e della sete), hanno sempre una serie di effetti negativi sulle
emozioni e sul comportamento. La maggior parte di questi farmaci (ad esempio
il Plegine) induce, oltre alla riduzione dell'appetito, anche un senso
di eccitamento e di euforia a cui segue però inevitabilmente una condizione
più o meno grave di depressione nel momento in cui vengono sospesi. Altri
farmaci (ad esempio il Ponderal) hanno un effetto opposto e tendono quindi
a dare stanchezza, sedazione eccessiva, malumore e possono perciò, per
altre ragioni, favorire anch'essi la comparsa di una depressione. L'assunzione
quindi di farmaci "regolatori" dell'appetito è dunque sempre
e comunque sconsigliabile soprattutto in soggetti che siano "predisposti"
alle reazioni depressive. Assolutamente controindicata è poi l'assunzione
contemporanea di questi farmaci con altri farmaci ad azione sul sistema
nervoso prescritti per eventuali disturbi psichiatrici. Ciò vale in particolare
per i farmaci antidepressivi.
* Il secondo metodo, seguito più diffusamente, è quello delle diete dimagranti.
A prescindere dalla loro efficacia sulla riduzione stabile del peso corporeo,
va detto che se esse vengono effettuate mantenendo il giusto equilibrio
tra le varie componenti alimentari e, se la riduzione di peso è programmata
in modo progressivo lungo un adeguato periodo di tempo, non ci sono in
genere conseguenze negative per quanto riguarda il rischio di depressione.
Purtroppo, abbastanza spesso le diete vengono condotte in modo totalmente
irrazionale inducendo forti perdite di peso in breve tempo e privando
l'organismo di alcune componenti alimentari indispensabili.
In questi casi è relativamente frequente osservare la comparsa di uno
stato depressivo. La comparsa della depressione induce quasi sempre una
interruzione della "dieta", spesso con un aumento compensatorio
dell'ingestione di cibo, del peso corporeo e con un potenziamento della
condizione depressiva. Ciò significa che, in soggetti a rischio di depressione
per altre ragioni, una dieta "selvaggia" o malamente autogestita
è sempre e comunque sconsigliabile.
  
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