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Come si cura la depressione
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I farmaci antidepressivi possono "togliere
la lucidità"?
Il timore di molti
malati depressi, soprattutto di quelli che sono stati in precedenza mal
curati con farmaci inadeguati (ansiolitici), è che i farmaci antidepressivi
possano "addormentare la mente", "intorpidire la sensibilità"
o "togliere la lucidità". Questa preoccupazione è particolarmente
evidente nel caso di depressione di lieve o di media gravità che colpisce
soggetti che vogliono o devono mantenere un certo grado di attività o
di responsabilità nonostante la loro malattia.
È bene che i malati ed i loro familiari sappiano che i farmaci oggi usati
per la cura della depressione hanno composizione chimica, meccanismi di
azione ed effetti profondamente diversi dai cosiddetti tranquillanti o
ansiolitici.
La finalità di questi antidepressivi non è infatti quella di sedare, di
calmare o di "addormentare", bensì quella di attivare, stimolare
e "vitalizzare" il paziente depresso.
Ne consegue che, se il trattamento antidepressivo è ben condotto (scelta
adeguata del farmaco, dose proporzionata alla sensibilità individuale
ecc.), non solo non si verifica la temuta "perdita di lucidità mentale"
ma al contrario si ha un progressivo aumento di essa, ridotta dalla condizione
depressiva, fino al suo recupero totale.
Ciò non impedisce, naturalmente, che i farmaci antidepressivi abbiano
anche un'azione antiansia nel malato depresso.
Nel caso abbastanza frequente delle "depressioni ansiose", la
scelta da parte dello specialista del farmaco corretto permette una riduzione
contemporanea sia dell'ansia che della depressione.
Può comunque accadere, in alcuni casi, che dopo la somministrazione delle
prime dosi di un farmaco antidepressivo si verifichi l'effetto temuto
dal paziente: eccessiva sedazione, sonnolenza e riduzione della "lucidità
mentale". Questo può accadere quando il farmaco non è stato adeguatamente
scelto in funzione della "personalità premorbosa" del paziente,
del tipo di depressione di cui soffre e della sua storia clinica.
Questi effetti iniziali tendono a ridursi progressivamente entro le prime
settimane di trattamento. In ogni caso possono essere eliminati se lo
specialista sostituisce il farmaco prescritto con un altro farmaco con
differenti meccanismi di azione.
Alcuni pazienti tuttavia non tollerano la sonnolenza e la ridotta reattività
agli stimoli indotti da alcuni farmaci, neppure per i primi giorni di
trattamento.
È il caso ad esempio di soggetti moderatamente depressi che comunque non
possono o non vogliono ridurre le proprie attività. Alcuni farmaci IMAO
irreversibili (tranilcipromina), i più recenti RIMA (moclobemide) e alcuni
SSRI non possiedono effetti sedativi ed hanno un'azione prevalentemente
"attivante" e stimolante. Il paziente quindi conserva anche
all'inizio della terapia un buon livello di funzionamento "cognitivo"
(attenzione, memoria, reattività agli stimoli esterni) che gli permette
di continuare ad occuparsi delle abituali attività.

  
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