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DEP - depressione
Risposte del Prof. Paolo Pancheri, direttore della clinica Psichiatrica III dell'universita' di Roma "La Sapienza"
 (Tratto dal libro "100 domande e 100 risposte")

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Come si cura la depressione ?

I farmaci antidepressivi possono "togliere la lucidità"?

Il timore di molti malati depressi, soprattutto di quelli che sono stati in precedenza mal curati con farmaci inadeguati (ansiolitici), è che i farmaci antidepressivi possano "addormentare la mente", "intorpidire la sensibilità" o "togliere la lucidità". Questa preoccupazione è particolarmente evidente nel caso di depressione di lieve o di media gravità che colpisce soggetti che vogliono o devono mantenere un certo grado di attività o di responsabilità nonostante la loro malattia.
È bene che i malati ed i loro familiari sappiano che i farmaci oggi usati per la cura della depressione hanno composizione chimica, meccanismi di azione ed effetti profondamente diversi dai cosiddetti tranquillanti o ansiolitici.
La finalità di questi antidepressivi non è infatti quella di sedare, di calmare o di "addormentare", bensì quella di attivare, stimolare e "vitalizzare" il paziente depresso.
Ne consegue che, se il trattamento antidepressivo è ben condotto (scelta adeguata del farmaco, dose proporzionata alla sensibilità individuale ecc.), non solo non si verifica la temuta "perdita di lucidità mentale" ma al contrario si ha un progressivo aumento di essa, ridotta dalla condizione depressiva, fino al suo recupero totale.
Ciò non impedisce, naturalmente, che i farmaci antidepressivi abbiano anche un'azione antiansia nel malato depresso.
Nel caso abbastanza frequente delle "depressioni ansiose", la scelta da parte dello specialista del farmaco corretto permette una riduzione contemporanea sia dell'ansia che della depressione.
Può comunque accadere, in alcuni casi, che dopo la somministrazione delle prime dosi di un farmaco antidepressivo si verifichi l'effetto temuto dal paziente: eccessiva sedazione, sonnolenza e riduzione della "lucidità mentale". Questo può accadere quando il farmaco non è stato adeguatamente scelto in funzione della "personalità premorbosa" del paziente, del tipo di depressione di cui soffre e della sua storia clinica.
Questi effetti iniziali tendono a ridursi progressivamente entro le prime settimane di trattamento. In ogni caso possono essere eliminati se lo specialista sostituisce il farmaco prescritto con un altro farmaco con differenti meccanismi di azione.
Alcuni pazienti tuttavia non tollerano la sonnolenza e la ridotta reattività agli stimoli indotti da alcuni farmaci, neppure per i primi giorni di trattamento.
È il caso ad esempio di soggetti moderatamente depressi che comunque non possono o non vogliono ridurre le proprie attività. Alcuni farmaci IMAO irreversibili (tranilcipromina), i più recenti RIMA (moclobemide) e alcuni SSRI non possiedono effetti sedativi ed hanno un'azione prevalentemente "attivante" e stimolante. Il paziente quindi conserva anche all'inizio della terapia un buon livello di funzionamento "cognitivo" (attenzione, memoria, reattività agli stimoli esterni) che gli permette di continuare ad occuparsi delle abituali attività.


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