Conclusioni
Si potrebbe considerare il DOC un disturbo, appartenente alla sfera ansiosa, attivato dall'azione del pensiero e dal suo
significato, per il quale esistono possibilità di successo terapeutico a patto che vengano identificati i fattori scatenanti e
sottostanti il disturbo, e che si ricorra prontamente ad un intervento adeguato. Ciò nonostante, vi sono soggetti che non
rispondono ai vari trattamenti, generalmente a causa del ritardato ricorso alle cure mediche, alla presenza di comorbilità, alle
insufficienti conoscenze del clinico e alla mancanza della reale disponibilità del soggetto a modificare il proprio stato di malattia,
ovviamente escludendo da questa enumerazione quei soggetti che presentano ossessioni psicotiche per i quali i fattori
determinanti il disturbo e le modalità terapeutiche sono in parte differenti.
La possibilità di trattamento del DOC è paradossalmente evidenziata dalla "eterogeneità" del disturbo, dalla sua "fluidità", dalla
"necessità di trovare una soluzione" al problema (sporco, contaminazione, lavaggio, malattia, dubbio, etc.); dalla "ripetitività"
delle ossessioni e compulsioni, dalla funzione "compensatoria" di una ossessione con un'altra o di una compulsione con un'altra,
"dall'inutilità logica" di una giustificazione, dalla funzione che determina il miglioramento o la guarigione, sia essa farmacologica o
psicoterapica od occasionale, ed infine dalla "certezza" che il soggetto raggiunge quando è sicuro di non avere più il disturbo.
Tali descrizioni in una analisi accurata sono rintracciabili in tutti i pazienti DOC ed anche nei soggetti con dubbio si assiste
cognitivamente ad una conferma - disconferma di aspettative.
Per cui è l'interpretazione data dal soggetto in un dato contesto, condizionata da fattori interni o esterni, che induce un
comportamento (compulsioni) considerato adeguato (protettivo), mentre in realtà non lo è. Indubbiamente l'esposizione a
situazioni temute e la prevenzione della risposta comportano una modificazione del comportamento, dal momento che nello
stesso istante si verifica una elaborazione automatica di conferma o disconferma delle aspettative, che debbono comunque
tenere conto dei dati di realtà, i quali possono essere accettati o rifiutati, ma in ultima analisi sono le "opinioni" relative ad una
situazione che inducono gli atteggiamenti mentali e comportamentali.
Questo spiegherebbe il motivo per cui alcuni soggetti traggono maggior beneficio da un intervento piuttosto che da un altro
(rientrando o meno in uno schema mentale appropriato del soggetto, attivando e motivando in tal modo la disponibilità del
paziente ad intervenire su se stesso), ovviamente prospettando soluzioni fattibili. Certamente, se non vi è motivazione risulta
difficile intervenire nei pazienti DOC, ma qualora si riesca ad individuarla attivandola e/o a determinarla, l'intervento risulta
fattibile. Ciò evidenzia come sia in buona parte la scelta del soggetto a determinare la realizzazione di un
progetto, oltre che
all'abilità del clinico; si tratta quindi di selezionare e applicare le tecniche adeguate e più efficaci. Questo spiegherebbe i diversi
effetti sulle differenti sintomatologie cliniche dell'ossessivo, prediligendo di volta in volta un modello oppure un altro, con
maggiori effetti sulle ossessioni o sulle compulsioni.
Se si trattasse di un disturbo incurabile, non sarebbe in nessun modo influenzabile, tanto meno in ambito cognitivo
comportamentale, mentre l'evidenza clinica e scientifica dimostrano esattamente il contrario; infatti, numerose pubblicazioni
internazionali indicano come il DOC sia un disturbo, salvo alcune eccezioni, del tutto trattabile.
Concluderei evidenziando come la complessità e le difficoltà che si incontrano nello studio e nel trattamento del DOC, possono
essere superate con un paziente lavoro e la collaborazione del soggetto, senza l'aiuto del quale ogni sforzo risulterebbe vano.
Galeno nel secondo secolo dopo Cristo in merito alle "Passioni e gli errori dell'anima" scrisse: "...gli errori nascono da
una falsa opinione, mentre la passione da una facoltà irrazionale che è dentro di noi e che recalcitra alla ragione
...Ognuno di noi infatti ha bisogno di esercitarsi quasi tutta la vita per diventare un uomo perfetto...E ciò succede, o
per un'abitudine contratta da molto tempo, o grazie all'autodisciplina,...che deriva dal controllo e dalla vittoria sui
propri desideri...prendi ora in considerazione l'anima e osserva la sua natura, ...soffermandoti su tutto ciò che è fonte
di preoccupazioni a cominciare dalle cose che possiedi...E' giusto invece di possedere quelle cose che sono importanti
per la salute del nostro corpo."