Epidemiologia

Il disturbo ossessivo ha un insorgenza precoce; nel 60-70% dei casi si manifesta prima dei 25 anni, nel 15% compare in una età inferiore i 10 anni e nel rimanente 15% dopo i 35 anni (Rasmussen & Tsuang, 1984, 1986; Thyer, 1985).

Sebbene i primi studi in proposito stimassero una prevalenza nella popolazione generale dello 0,05%, dati epidemiologici recenti indicano valori del 2,5% nel corso della vita, con una prevalenza a 6 mesi dell'1,6%, rappresentando il quarto disturbo più comune negli Stati Uniti (Karno et al., 1988). Il rapporto fra sessi è circa uguale, con minime differenze secondo il campione, non presentando nella distribuzione alcuna differenza razziale.

Fra i bambini i sintomi più comuni riguardano il timore dello sporco, dei germi, preoccupazioni in merito ad un evento terribile, lavaggi, pulizia delle mani, ripetizioni e controlli; mentre negli adulti i sintomi più comuni riguardano: contaminazione, dubbi, preoccupazioni per il proprio corpo, lavaggi, conteggi, porsi delle domande sul perché di qualcosa (Rasmussen & Eisen,
1989). 

In soggetti di sesso maschile il disturbo insorgerebbe più precocemente che in soggetti di sesso femminile e più frequentemente nell'adolescenza, interferendo così notevolmente nello sviluppo di possibili relazioni sociali e coniugali, anche se nei coniugati il legame non sembrerebbe risentire della patologia più di quanto avviene nella popolazione generale (Steketee, 1987, 1993).

Secondo quanto riportato da Berg et al. (1989), dopo 2 anni, circa i due terzi dei bambini diagnosticati come ossessivi non presentavano più il disturbo, senza che fosse stato attuato nessun trattamento; anche Goodwin et al. (1969) riportarono nel 40% dei casi miglioramenti e guarigioni senza che fosse stato attuato alcun trattamento. Negli adulti invece il decorso della malattia sarebbe tendenzialmente cronico intercalato a periodi di remissione incompleta, oppure assumerebbe un andamento intermittente (Rasmussen & Tsuang, 1984; Steketee, 1993). Tuttavia la comparazione dei dati è resa difficoltosa dalla mancata applicazione, nei diversi studi, degli stessi criteri di valutazione della gravità del disturbo. 

In uno studio di Black condotto nel 1974 egli ha riportato come solo il 31-38% dei soggetti ricercasse il trattamento durante il primo anno di malattia, e la maggior parte lo chiedesse verso i 20 anni, mentre l'età media dei ricoverati fosse di 33-36 anni. 

Infatti, la media della durata del disturbo prima di ricercare un trattamento risulta piuttosto elevata (7,5 anni), e nonostante, come appare ovvio, venga ipotizzata una influenza di tipo genetico, non vi sono studi che dimostrino inequivocabilmente una trasmissione lineare genitore figlio. 

Utilizzando i criteri diagnostici del DSM-III, l'incidenza del DOC nei familiari è stata riscontrata inferiore al 10% (Black et al., 1992), mentre per quanto concerne gli studi genetici su gemelli e familiari, questi vengono considerati ancora insufficienti.

Sebbene il disturbo non sia diagnosticato frequentemente in familiari di pazienti con DOC, tratti ossessivi di personalità sono stati riscontrati in oltre il 40% dei casi in genitori di soggetti che presentavano il disturbo (Steketee, 1995).