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Per chi è già in cura con gli antidepressivi tradizionali

Se un depresso viene curato efficacemente con i farmaci tradizionali, non denuncia effetti collaterali e non ha problemi economici, la prima domanda da porsi è: "A che pro cambiare?"

Ebbene, non vi sono ragioni valide. Quando l' "arte " e la scienza della medicina riescono a incontrarsi, a curare con successo una malattia, è meglio non introdurre cambiamenti.

Tuttavia chi fosse in cura con gli antidepressivi tradizionali e desiderasse passare all'iperico dovrebbe osservare alcune norme di sicurezza (soprattutto perché le ricerche cliniche sul passaggio dagli antidepressivi tradizionali all'iperico sono ancora pochissime): ecco alcune linee di condotta:

1. Non interrompere l'assunzione degli antidepressivi senza consultare prima il medico. Il " contraccolpo " potrebbe essere molto forte.

2. Non assumere l'iperico per la forma grave o bipolare di depressione (maniaco-depressiva) perché, anche in questo caso, le ricerche cliniche non forniscono ancora dati sufficienti. Bisogna sottolineare, a tale proposito, che una depressione è grave quando risulta chiaramente invalidante: può manifestarsi con allucinazioni e, in qualche caso, con tentativi di suicidio e può richiedere il ricovero in ospedale. Come abbiamo detto, però, la grande maggioranza delle depressioni rientra nelle forme lieve e moderata... Il medico che ha prescritto gli antidepressivi o che sta controllando l'andamento della cura è la persona meglio indicata per stabilire la gravità della depressione.

3. Non assumere l'iperico se si stanno già assumendo inibitori delle mono-amino-ossidasi (MAO), quali il Nardil o il Parmodalin. Sembra che l'iperico funzioni, almeno in parte, come inibitore della ricaptazione della serotonina (SRI). Combinando uno SRI con un inibitore delle MAO può verificarsi un pericoloso aumento della pressione sanguigna. Dopo aver interrotto l'uso degli inibitori delle MAO bisogna attendere quattro settimane prima di assumere qualsiasi SRI derivante dall'iperico o dagli antidepressivi tradizionali. Si noti che tale cautela non si fonda su una specifica ricerca clinica sull'iperico e sugli inibitori delle MAO, bensì su quanto sappiamo a proposito degli SRI e degli inibitori delle MAO prescritti con la ricetta. Finché non verranno condotte ulteriori ricerche sulla modalità d'azione dell'iperico nell'alleviare i sintomi depressivi, esso dovrà essere considerato uno SRI e trattato di conseguenza.

Il modo migliore per passare dagli SRI - Prozac, Seroxat, Screupin, Zoloft ed Efexor - all'iperico non è noto. Sono quindi necessarie ricerche cliniche che esplorino tale questione.

Se l'iperico agisce come un inibitore della ricaptazione della serotonina con le stesse modalità degli SRI conosciuti, allora sembrerebbe plausibile un'introduzione graduale dell'iperico in parallelo a una riduzione progressiva degli antidepressivi tradizionali.

L'iperico impiega più tempo per raggiungere il massimo effetto nell'organismo rispetto agli antidepressivi tradizionali. Ciò potrebbe significare che un aumento progressivo di iperico nell'arco di quattro-sei settimane dovrebbe precedere una riduzione significativa degli antidepressivi tradizionali.

Bisogna fare attenzione a non assumere troppi SRI contemporaneamente, al fine di evitare la sindrome nota come sindrome serotoninergica. In questo caso il cervello accumula troppa serotonina, la situazione inversa a quanto accadde nel corso della depressione. Tra i suoi sintomi vi sono l'ipersudorazione, l'agitazione, la confusione, il torpore, il tremore e gli spasmi muscolari. Nel caso manifestiate tali sintomi, consultate immediatamente il medico.

Naturalmente, esiste sempre la possibilità che l'iperico non curi la depressione con la stessa efficacia dei farmaci tradizionali. Non dobbiamo pensare che, essendo stati efficaci gli antidepressivi tradizionali, l'iperico lo sarà altrettanto. Una certa percentuale di persone non reagirà all'iperico favorevolmente tanto quanto ha risposto agli antidepressivi tradizionali.

Tuttavia è rassicurante sapere che gli effetti collaterali dell'iperico sono pochi e che non sono state documentate sue interazioni negative con altri farmaci (diversi dagli inibitori delle MAO).


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