IL VOLTO DELLANORESSIA
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Limmagine con cui
abbiamo scelto di introdurre questa relazione è una riproduzione di un dipinto
Cinquecentesco, La Crocifissione , del celebre Mathias Grunewald, tuttoggi
esposto al Musèe dUnterlinden di Colmar.
Riferendosi a questopera darte, Marco Vozza
ha scritto : "Quale potenza del tragico emana da quella rappresentazione del
corpo di Cristo orrendamente solcato dalle spine, deformato nella postura, raggelato
nellestremo grido di abbandono ?"; ed ancora il medesimo Vozza, aggiunge
"quella Crocifissione costituisce la più alta espressione offerta dalla
storia dellarte dellesperienza del dolore, a cui viene conferita inaudita
visibilità."
Allora, "il viaggio a Colmar è un segno di
devozione alla moderna concezione del dolore, alla consapevolezza tragica dellumano
patire, alla percezione della nostra vulnerabile finitezza".
La documentazione che seguirà ha lo scopo di conferire,
una volta tanto, un volto alla sofferenza anoressica, al patimento di donne che incarnano
la perpetua mortificazione della propria esistenza attraverso lannullamento del
proprio corpo. |
| Le immagini che vi offriremo hanno
senzaltro un gusto artistico nettamente inferiore, ma è nostra precisa intenzione,
malgrado la crudezza di quanto sarà riferito e mostrato, rendere una testimonianza reale,
visibilmente concreta, pur sconvolgente, di quello che VERAMENTE significa ESSERE
ANORESSICHE, mostrandone la "traduzione fisica", e dando risalto a quali possano
essere le drammatiche ripercussioni fisiche di questa ostinata "fame fredda" dal
nome ANORESSIA NERVOSA. |
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Una fame fredda,
senza sosta, senza fine
A volte lo lascio cadere un attimo
Il pensiero di essere viva
Conoscere una gioia anonima
E concepirne una più pazza
Consola un dolore così enorme
Che se tutto il giorno dilaniasse senza un istante di sollievo
Parrebbe ancora troppo lontana la morte
Il delirio
Inganna il disgraziato per cui il patibolo sorride
Il dondolio dellamaca culla le teste
Vicinissime al Paradiso
Una scogliera che esce comoda dal mare
Consuma lorizzonte fragile
Il marinaio non saccorge del colpo
Finchè è già oltre il dolore
EMILY DICKINSON |
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Enrica, 30 anni, descrive il suo
rapporto estenuante e distruttivo con il cibo, evidenziandone la maniacale ritualità che
ancora oggi la tiene in vita, nel costante bilico tra la vita e la morte. "Quello
che avviene è una sorta di monologo tra chi mangia e ciò che sta mangiando : ogni
piccolo boccone deve essere guardato, pensato prima di essere ingerito per poi essere
masticato con lentezza estenuante
Un rito che uccide e, contestualmente, tiene in
vita. Ogni pasto viene inesorabilmente processato dopo essere stato consumato, reo
confesso daver contaminato il corpo : nessun sapore, nessuna traccia può sostare
negli organi interni."
Enrica è una delle tante, purtroppo troppe, donne che
soffrono di Anoressia nervosa; una delle tante che si trascina per il mondo, con i suoi 38
Kg di peso corporeo e le tonnellate di angoscia; una delle tante che ha scelto di rendere
il suo corpo sempre più scheletrico, al limite con la sopravvivenza.
Corpi che si trasformano in spaventosi scheletri
ambulanti, costole che sembrano bucare la pelle, braccia sottili come bastoni
Quante
volte abbiamo letto queste descrizioni su manuali e riviste informative ? Quante volte
abbiamo letto le interviste, quante volte abbiamo ascoltato le descrizioni VERBALI di cosa
significhi essere anoressica ? Ma quante volte abbiamo visto con i nostri occhi cosa
veramente significhi "vivere al limite con la sopravvivenza" ? ; quante
volte abbiamo potuto conferire unimmagine visiva alle descrizioni degli "scheletri
anoressici"? E quante di quelle immagini mentali sono mai state realmente vicine
alla realtà? |
Nonostante la molteplicità di ipotesi avanzate per
spiegare questo diffuso fenomeno, appare condivisa lidea di un adeguamento a quei
modelli culturali che prospettano ideali di bellezza improntati a standard esagerati di
magrezza. Sotto il profilo psicologico e sociale, i fattori che vengono ritenuti più
frequentemente implicati nellinsorgenza dei disturbi alimentari riguardano la bassa
autostima, il perfezionismo, la depressione, limpulsività, la distorsione
dellimmagine corporea, la carenza di rilevanti rapporti sociali e le difficoltà
nelle relazioni interpersonali. Mettiamo da parte, per una volta soltanto, il senso di
colpa e il complesso di inadeguatezza, abbandoniamo per un attimo i conflittuali rapporti
madre-figlia, e spostiamo lattenzione sulle CONSEGUENZE di tutto ciò.
Guardiamo con i nostri occhi cosa significhi essere
anoressica, come il corpo ne risulti trasfigurato, quali siano anche le conseguenze
organiche ed i rischi cui un organismo debilitato fino a tal punto vada inevitabilmente
incontro.
Purtroppo , o per fortuna, la traduzione pratica della
parola ANORESSIA è molto poco conosciuta malgrado, senza che ce ne accorgiamo, i Mass
Media ce ne propongano quotidianamente esempi pratici sulle passerelle
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Eppure "quegli" scheletri, avvolti da un
alone di fascino e di classe, truccati e pettinati, finiscono con il divenire degli
autentici Status Symbol, delle mete ambite con cui le adolescenti di oggi si trovano a
fare i conti. Questi scheletri divengono i punti di paragone con cui, vuoi o non vuoi, ci
confrontiamo giornalmente, i modelli cui finiamo con il conformarci, realmente o
idealmente, per essere in linea con le imposizioni della moda
Fotomodelle fascinose, filiformi, la cui pelle si
trasforma in una sorta di pellicola trasparente attraverso cui ogni singola costola spicca
in tutta la sua spigolosità.
Scheletri che indossano parrucche ed abiti sempre più
improbabili, attraverso i quali si offre lo spettacolo sconcertante di braccia e gambe non
più robuste di un bastone. |
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Abiti con profonde scollature che mostrano ogni
singolo osso dello scheletro sottostante, volti quasi triangolari, inespressivi, emaciati,
scavati.. Volti in tutto e per tutto simili a dei teschi (come nel caso della modella qui
a sinistra) , corpi privi di forma, privi di ogni accenno di rotondità; corpi che si
estendono "in lunghezza", sottolineati da abiti al limite
dellelasticità
Attraverso le maniche sbucano braccia ossee, polsi
spigolosi, deformi, disumani. Uno spettacolo sconcertante, che pure la moda ci impone e ci
sottopone quotidianamente, quasi a volerci ripetere "O sei così, o sei out !".
Sotto le gonne, gambe spietatamente magre, che si
confondono tra abiti costosissimi che portano le griffes più famose , incuranti del loro
pericoloso impatto sulle adolescenti, prive di una identità sufficientemente strutturata
per poter rigettare quel modello patologico e, a nostro avviso, più spaventoso che
auspicabile o, ancor meno, "bello". |
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Le immagini qui a fianco
vogliono focalizzare lattenzione su quei "particolari" che troppo spesso
finiscono confusi tra le luci psichedeliche delle sfilate , tra i tessuti costosi e gli
effetti sonori totalizzanti.Le passerelle finiscono infatti con il tramutarsi, sotto i
nostri sguardi ignari, in teatri di veri e propri messaggi subliminali che imprimono
immagini malsane, confuse in un contesto coinvolgente che fa loro da scenario.
Troppo spesso infatti il contesto assorbe certi aspetti
che finiscono con il trasformarsi in "dettagli" cui il nostro occhio ad un certo
punto si abitua, ed impara a considerarli elementi scontati e socialmente condivisi. Siamo
ormai talmente tanto avvezzi ad immagini come quelle presentate qui di fianco, che solo
pochi occhi "critici" ne rilevano lassurdità. Eppure è sufficiente
"isolare" il dettaglio per rendersi conto della sua spaventosa portata. Di
fatto, la fotomodella nel suo complesso ci stupisce sempre meno quanto a magrezza, ma se
ci soffermiamo ad osservarne alcuni "pezzi" non possiamo non renderci conto di
quali siano gli standard con cui veniamo bombardati e che abbiamo, più o meno
coscientemente, finito con lo "sposare".
Eppure queste immagini sono ancora ammantate da un alone "surreale" e quasi
scenografico, che ci impedisce di coglierne la più scarna e cruda concretezza. Questa
documentazione però non vuole limitarsi solamente ad una denuncia di tipo
"sociale" nei confronti delle tendenze della moda, anche se non possiamo non
riconoscere a questultima un peso certamente non indifferente nella diffusione di
certe immagini ed ideali. |
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Cosa accade, allora, se questi corpi
vengono denudati dalla cortina dorata della ricchezza, del fascino
della moda, dellelevato ed irraggiungibile status di "Top
Model" ? Qual è lo spettacolo, raccapricciante ed agghiacciante,
che si offre ai nostri occhi se "tagliamo fuori" le componenti
del business e della desiderabilità, e proviamo a guardare in faccia
la crudezza di corpi più "reali", "anonimi",
"quotidiani", "poveri", eppure dannatamente
CONCRETI ?
Se dietro quella magrezza non ci fosse più la corsa
alloro, ma solo lincolmabile vuoto della sofferenza
psicologica di ragazze "come noi", quale sarebbe la nostra
reazione?
Purtroppo, infatti, dalle mondane passerelle , lanoressia
si è ormai irrimediabilmente e pericolosamente spostata su un vertice
sempre più "privato", anonimo ed individuale.
Corpi senza un nome celebre, che fanno parlare
poco, o addirittura niente, di sé e che pure sono forse ancor più
drammaticamente VERI e sofferti, nel loro solitario dramma.
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Corpi indescrivibili a parole; immagini
che si commenterebbero da sole, di fronte alle quali ogni più sofisticato
giro di parole non può che crollare, manifestando tutta la sua inadeguatezza
rispetto ad una gravità che solo limmagine può testimoniare.
E difficile , per chi scrive, così come
per chiunque si trovi per la prima volta dinanzi ad immagini tanto
sconvolgenti, riuscire a proferire anche una sola parola che possa
aggiungere dellaltro.
Lasciamo pertanto che siano queste immagini
drammatiche a dire tutto ciò che le parole non potrebbero mai esprimere
in modo tanto incisivo e tangibile. Lasciamo che siano i vostri occhi
ad incontrare, forse per la prima volta, questo spettacolo crudele
e raggelante, traduzione visiva di uno dei vissuti più drammatici
e pericolosi nellambito dei disturbi psicosomatici. |
Le immagini citate (non oscene e
con nessuna parte intima in mostra) sono state tolte dalla redazione di
OasiBlu per ragioni etiche: tali foto sono state rilevate in siti "dubbi".
OasiBlu, dissassociandosi da questi siti ha provveduto di conseguenza ad
allontanare tali foto che possono al limite portare a malintesi sulle intenzioni
del sito stesso. Si è voluto comunque lasciare l'articolo in merito,
nel suo formato originale ed integrale. Ringraziando nello stesso tempo
di cuore il suo autore per l'enorme lavoro svolto.
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Eppure un corpo, pur nella sua indescrivibile
drammaticità, non potrà mai comunicare tutto il vissuto emotivo
che si cela sotto la spietata sofferenza anoressica
Per tale ragione abbiamo scelto di concludere
questa documentazione aggiungendo un VOLTO ai corpi, senza dubbio
sconvolgenti, ma mai espressivi come due occhi svuotati da ogni
illusione, come un sorriso irrimediabilmente spento e rassegnato
alla disfatta.
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| QUESTO E IL VERO VOLTO DELLANORESSIA |
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Un viso come questo finirebbe probabilmente
confuso dentro lincurante massa, proprio per la sua trasparenza,
per la sua inespressività
.
Eppure, a ben guardare, questo volto esprime
tutta la sofferenza di un progressivo annullamento senza sosta né
pietà.
QUESTA è lanoressia quotidiana, quella
che non produce ricchezza per nessuno, quella solitaria e sempre
più tacitamente accettata, quella coperta dallindifferenza
ma anche, senza dubbio, dalla sua incommentabile inesorabilità.
QUESTA la realtà, QUESTA lespressione, lo sguardo, la fredda
ed intraducibile "vera faccia" della patologia anoressica.
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Gli occhi che vi stanno guardando,
e che voi state guardando in questo momento, sono quelli di una
delle tantissime donne che oggi sopravvivono sfidando giorno dopo
giorno collassi cardiaci, pericolosissimi scompensi elettrolitici,
alterazioni ormonali, disidratazione, indebolimento
QUESTO è il corrispettivo reale e concreto
di tutto ciò che spesso leggiamo avidamente per conoscere e comprendere,
ma che forse non riusciamo mai ad immaginare fino in fondo
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v.s. |