Home Page

ANGOLO DELLA POSTA


Queste pagine sono nate per dare l'opportunità a chi lo desidera di presentare la sua testimonianza sui disturbi trattati su OasiBlu. Da un lato, permettere a chi scrive di "sfogarsi" ma soprattutto di mettere a disposizione la sua testimonianza al servizio di altri, aiutandoli anche moralmente, facendo sapere che da tali disturbi si può guarire.

OasiBlu ringrazia tutti coloro che hanno voluto rendere pubblica la loro storia e tutti coloro che vorranno farcela pervenire. Scriveteci all'indirizzo oasiblu.com .




 

19. Settembre 2007

Cara oasiblu,
innanzitutto complimenti davvero per il sito e per il coraggio degli argomenti. Mi presento,sono una mamma innanzitutto,un’infermiera
che lavora in psichiatria e una donna che da 18 anni soffre di RCU e che prima di allora combatteva con la bulimia.

Avete costruito il sito per me!!
Come sapete la rettocolite ulcerosa è una malattia a eziologia sconosciuta,forse psicosomatica,autoimmune o da intolleranza alimentare:
io,dopo 18 anni di convivenza ,opto per la prima soluzione,anche se ho compreso che anni di voraci pasti da bulimica sono stati la causa
scatenante.

Vi scrivo perche 10 mesi fa ho casualmente conosciuto un prodotto alimentare,non un farmaco,che mi ha permesso da allora di sospendere completamente i farmaci e di vivere carica di energia e di voglia di vivere come mai in questi ultimi 18 anni avevo fatto,preciso che per me
l’ultimo anno non è stato riposante,in quanto la mia figlia piu’ piccola ha solo 14 mesi e solo da due mesi ha iniziato a dormire di notte,inoltre
il l’ho allattata al seno fino a compimento dell’anno : comprendete che le variabili per scatenare la malattia c’erano tutte!

Nonostante questo vivo in questo irreale limbo di benessere che ancora mi sconcerta : non nego che ancora sono un po’ incredula!
Da buona scettica mi sono documentata sul prodotto all’inverosimile e cosi’ ho scoperto che ha funzionato anche per tante persone con
altri tipi di malattie infiammatorie e non solo del tratto gastrointestinale.

Non vi faccio nomi del prodotto  volutamente per non creare pregiudizio.
Sono sicura che chi come me non ha mai accettato l’etichetta di MALATO e ha sempre sperato in una soluzione,mi ascolti e mi contatti.
Vi prego,vorrei urlarlo al mondo e non so come farlo!
Vi lascio la mia mail anche se non so se potete pubblicarla.
Grazie per l’ospitalità
s.m.

simona@sanmarinosite.com


27. Dicembre 2001
Salve...qui parla Laura, una delle tante sopravvissute alla depressione, che nel vostro sito ha trovato conforto, aiuto e risposte per darsi una mossa e voler guarire...
Vi ringrazio di esistere...mi piacarebbe tanto aiutarvi e portare la mia testimonianza personale della mia rovina e della mia redenzione...in attesa di questa possibilità, vi invio un mio racconto-sfogo che, senza modestia, racchiude quella fase e penso la faccia capire in pieno...
Spero che possa essere utile e che sia di vostro gradimento e di stimolo per continuare la vostra efficace attività.
Saluti e auguri
Laura R.

DEEP BLUE
D'improvviso. Blackout.
La mia vita spense l'interruttore. Tutto si fece buio, freddo, pesante. L'aria divenne soffocante, irrespirabile, densa di vuoto.
Nessun chiarore per resistere.
Nessun percorso da seguire, deciso.
Solo la noia scandiva quei giorni plumbei, giorni di torpore, sopore, dolore.
Angosce, molte. Spiegazioni, poche.
Iniziò la trafila dei ricordi alterati, della necessaria chimica, dell'invadente dialogo.
E fuori solo buio e morte. Sensi, morti.
Nel solitario destino di un'anima in pena, mina vagante pronta a ferire, un bagliore tiene in vita la speranza, una fioca luce dai contorni d'amore, persona che soffre all'unisono, che non si accontenta del presente.
Sforzi, inutili. Tentativi, falliti.
La vita non vuole rialzarsi, non vuole sperare.
Vacanze organizzate fuori dalla banalità non rischiarano corpo e anima.
Il gelido cuore si chiude ad ogni sussulto.
Il gelido corpo non si apre a ricevere in sé l'estraneo calore dei sensi.
Il telefono suona e una voce flebile risponde parole tristi, nonsense di frasi, ritardi della mente, assenza di interesse per il mondo.
Incertezza di decisioni.
Impegni accolti per una continuità di vita.
Dubbi sul domani…
Perché continui ancora a credere in me, dopo aver constatato che sono il tuo male più grande?
Ti sono forse così necessaria? Impellente?
Scopro che tu non sei più necessario per me, in me…
Importante? Sempre. Ma ho la mia strada da seguire…lavori in corso.
Non ti verrà mai negato il bisogno di me. Ma non sarà mai più come prima.
Ho spezzato il filo. Ho rotto l'incanto. Ho infranto il giuramento.
Ho fatto del male…dubbiosa potrò mai rimediare?
Il tuo sguardo mi uccide lentamente ora che vivo, ora che mi riapro e mi sveglio col giorno.
Riaccendo il mio interruttore, che gioia!
Non ci sei, non ti vedo, non ti sento, non voglio più sentirti, sei andato via per il tuo bene e per il mio bene ti ho lasciato andare…
Mai più si colmerà quel vuoto.
Mai più riavrò quei sorrisi sornioni.
Mai più scorderò l'amore che provo per te, Vita.
Pene d'amore si perdono nel ricordo.
E tu? Dove sei? Come stai? Ricorderai?
Ammetterai che il risorgere della mia serenità nacque dalla nostra inevitabile separazione?
La fuga è segno di qualcosa che duole, che si scaccia ma rimane, indelebilmente, sempre.
E io sono fuggita, via, da te. E tu mi hai rincorso, perdendoti, ferendoti.
Claudicante cammini per nuove strade amiche, insieme al dolore e alla compagna che hai scelto per farlo tacere quando grida, impetuoso, dal tuo cuore…
Hai scelto la strada più breve, un chiodo che spinge un altro chiodo prendendo il suo posto nel quadro della tua vita, hai lasciato a me la scelta più ardua e coraggiosa…ricominciare da zero, riscrivere la mia storia su una tabula rasa, ritrovare emozioni ormai sopite…da sola, artefice di me stessa.
Persino le tue risa, la tua voce ha assunto i contorni del vago e impalpabile oblio, che addormenta ricordi e attenua nostalgie.
Vorrei avere un figlio. Un figlio. Non sono pronta. Ma mi piacerebbe insegnargli tutto ciò che ho faticosamente imparato a mie spese, tramandargli il mio modo di aprirmi alla vita, mai scontato, mai banale, avere la possibilità di giocare con lui e godere dei suoi sorrisi, vederlo farsi domande e farne a me.
Vorrei che avesse il volto del mio nuovo amore.
Vorrei che nascesse da un incrocio di melancolia e solarità.
Vorrei che non dovesse mai conoscere i mali che ho conosciuto io.
Vorrei donargli tutto l'amore che ho dentro.
La mia evoluzione è inarrestabile.
La mia libido è tornata alla luce.
Il mio sangue pulsa e scorre ancora di un rosso vivo.
Seguendo un'ignota direzione, inconsapevole di ciò che mi aspetta, irreparabile arriva il faro che mi guiderà, luce dai mille colori sfumati, perché ogni giorno non ci siano solo rosa e azzurro…
Pianeti e influssi stellari, difendete la mia integrità, sostenete la mia coerenza, adattate la mia costanza, alimentate il mio ideale…solo così vivrò, solo così mi apprezzerò, solo così morirò compiuta.
Lotterò perché il mio sogno si avveri.
E quando si avvererà non ci sarò a goderne i frutti. Ma avrò dato il mio contributo…e basterà.

Laura R.


11. Novembre 2001
Non ho mai provato difficolta' a mettere per iscritto qualcosa che riguardasse la mia vita, e le cose piu' belle le ho sempre rivelate agli altri scrivendole...
Ora mi accingo a raccontare la storia dei miei ultimi 2 anni di vita, e non e' affatto facile...
Ho paura di essere o prolissa o sintetica, o troppo sentimentale o troppo razionale, provero' a raccontare cio' ke mi e' successo col cuore, con gli occhi e con la penna di chi ha visto la sua vita capovolta, sottosopra in una delle eta' giudicate piu' belle e spensierate dell' esistenza.
Tutto e' iniziato a 18 anni passati, ora ne ho quasi 21 quindi all' incirca 2 anni e 1/2 fa. Mi trovavo al mare in compagnia del mio fidanzato e di alcuni amici quando all' improvviso ho iniziato a sentirmi male. Avevo il cuore che batteva a mille, le mani freddissime (anche se c'era un sole bellissimo sulla spiaggia!), la mente completamente annebbiata, sentivo che poco alla volta, poco alla volta stavo perdendo il controllo del mio corpo.
Il mio ragazzo e la mia migliore amica mi dicevano di bere, di mangiare qualcosa, dicevano che non era nulla, che sarebbe passato subito! Ma quello che volevo io era andare via, era scappare, era tornare a casa mia! Per la prima volta mi davano fastidio quelle persone che mi circondavano sulla spiaggia.
Tornata a casa mi accorsi che avevo la febbre, attribui' dunque il malessere a quella semplice alterazione della temperatura. Purtroppo pero' man mano che il tempo passava quei malesseri si ripeterono sempre piu' spesso, cominciai anche ad avere problemi col cibo, non riuscivo a mangiare, e se mangiavo non riuscivo a digerire...
Le persone che mi vivono accanto non riuscivano a capire cosa mi stesse capitando sia fisicamente e soprattutto psicologicamente; infatti andare a scuola era diventato un tormento, uscire per andare in locali uno stress, poco alla volta ho iniziato a rinunciare alle cose normali che fanno tutti i ragazzi niente piu' pizze in compagnia, niente piu' feste, niente piu' discoteche...
Pensavo ke pero' in poco tempo avrei risolto questa situazione, ke magari fosse l'ansia della maturità, del cambiamento.
Una volta diplomata pero' le cose non sono andate meglio anzi... gli attacchi di panico, o dap, sono aumentati e persino una semplice passeggiata e' diventata un inverno. La voglia di scappare, di non sentirmi male, la paura della paura, mi ha cominciato a prendere per le cose piu' stupide...
Da qui ne e' seguita la disperazione del non capire cosa fosse, di come fosse possibile che una tipina tutta pepe come ero, si stesse bloccando cosi', fino a qualche tempo prima i miei per vedermi in casa dovevano essere fortunati e poi arrivare a spronarmi, e sentirsi dire:" Sto male, sto male! Non ce la faccio! Ho paura!"
Chi vive una situazione di dap da qualche tempo sa cosa voglia dire restare chiusa in casa, dietro le finestre a guardare la gente che passa, che vive, che cammina e tu ti vedi li' ferma, immobile, sola con la tua disperazione, con la voglia di stare bene, di tornare quella di prima!
E invece no, purtroppo non si torna quelli di prima... Si migliora, si capisce cosa si sbagliava; di solito infatti sono le persone piu' sensibili, piu' disponibili a cadere in questa trappola, quelle che non sanno dire mai "NO!" ma che nello stesso tempo non sanno chiedere aiuto.
Io ho iniziato varie terapie, quella che sto affrontando oggi mi sta aiutando molto. Ma grazie anche a quelle passate ho capito che devo pensare di piu' a me, che mi devo voler davvero bene io per prima.
La cosa piu' bella, che ho capito e' che la felicita' risiede davvero nelle piccole cose, potra' sembrare strano sentirmi parlare di cose belle derivate da un periodo apparentemente buio e di stasi, ma io ora non lo vedo cosi', anzi mi sono resa conto di quanto fossi superficiale, di come un niente mi portasse a disprezzare delle cose bellissime, le cose di tutti i giorni, quelle cose che credete a me sono stupende:
e' stupendo poter attraversare la strada da sola, e' stupendo passeggiare sotto un bel sole caldo, e' stupendo trovarsi su una spiaggia all' ora del tramonto senza paura, e' stupendo incontrare la gente per strada e salutarla col sorriso senza sentire la voglia di scappare, queste sono le piccole cose che pero' per chi vive freneticamente sono solo cose comuni e scontate; ma chi ha vissuto e vive questa situazione sa che vuol dire, conosce quell' emozione di ricominciare pian piano a toccare di nuovo con mano la vita, a me piace usare un' espressione dico sempre " La vita non si vive, si respira!" le cose belle, le emozioni, come le cose brutte, infatti, le respiri, le senti dentro, i dap mi hanno aiutato a vivere profondamente ogni respiro e viceversa, a poter respirare profondamente la vita.
Ancora non sto bene, ma mi sto impegnando molto per tornare al mondo, oggi sono serena, ho certo i miei momenti di sconforto ma da questi trovo la carica per affrontare un nuovo giorno.
Sto leggendo un libro, sulla copertina c' e' un uccellino in gabbia, la gabbia e' chiusa,
io penso che chi soffra di dap, depressione, fobie, ansia, disturbi alimentari, un po' si senta un uccellino in gabbia ma la nostra gabbia e' aperta, siamo noi che dobbiamo decidere di uscirne o no; perche' nella gabbia ci sentiamo protetti, abbiamo il cibo, l' acqua, pensiamo di osservare il mondo, ma solo quando avremo spiegato davvero le ali e visto il piu' possibile potremmo dire di aver vissuto questa nostra, comunque, meravigliosa vita.

PS
Grazie mamma, grazie Massy, grazie ai miei amici,grazie Ale,
e grazie a chi mi ha dato l'opportunita' di esprimermi!


13. Giugno 2000
Dedicato a tutti coloro che leggendo queste righe si potranno identificare con esse, con la speranza che le mie esperienze personali siano in qualche modo d'aiuto a chi cerca di trovare da sempre risposte alle domande che si agitano nel profondo dei loro pensieri. Ho 29 anni, e soffro di DAP da 14, ma partiamo dall'inizio...... in un giorno di novembre, io avevo l' età di 10 anni dopo una telefonata presa da mia madre è iniziato il mio calvario di dolore..... che cos'era successo vi chiederete... Mio padre che di lavoro faceva l'imbianchino, aveva avuto un'incidente cadendo da una scala alta 4 metri sbattendo violentemente il capo la conseguenza il coma! Dopo una settimana di coma irreversibile arrivò il giorno che decise di intrapprendere un cammino verso la luce...... lasciandoci sole in questa vita terrena. Mille domande mi invasero la mente .. perchè proprio lui??? perchè doveva succedere proprio a me una tragedia simile?? Circa dopo un anno mia madre si rifece una vita con un'altro uomo che personalmente non mi piaceva e comunque io non piacevo a lui. A 13 anni conobbi il MIO GRANDE AMORE (così credevo) era più grande di me di tre anni all'inizio della nostra storia lui mi dava sicurezza, protezione, e AMORE quello che mi venne a mancare con il trapasso di mio padre. Condivisi con lui due anni della mia vita fra liti e vere e proprie botte..... a quel punto non è potevo più lo amavo ma decisi di lasciarlo non fu facile sapete l'abbitune molte volte è più forte dell'amore!!!! Poco tempo dopo incontrai un'altra persona rimasi incinta e fui costretta da mia madre ad interrompere la gravidanza altrimenti mi avrebbe cacciato di casa avevo appena 15 anni ero impaurita sapevo che da sola non c'è l'avrei mai fatta visto che il padre del bambino non è voleva sapere.... Fui costretta ad abortire non vi dico il TRAUMA i sensi di colpa che mi assalivano. Da quel episodio ha avuto inizio il mio incontro diretto con il DAPe la depressione, mi prese all'improvviso durante un tragitto breve in automobile con mia madre i sintomi???? Tremarella in tutto il corpo, senso di vertigini, mancanza d'aria, tachicardia, disturbi alla vista ed era solo l'inizio..... all'ospedale dove mi recai mi diagnosticarono una gravissima forma depressiva. Iniziai le cure con gli psicofarmaci che diedero lievi risultati appena dopo due anni. A 17 anni naque il mio primo figlio, anche quì avevo avuto problemi con mia madre ma questa volta mi opposi decisamente all'interruzione di gravidanza. Ero ragazza madre.....con dolori e gioie che ciò comportava. Ma non me ne sono mai pentita. Poi conobbi un ragazzo dolcissimo il MIO ANGELO CUSTODE passai con lui due anni dopo quattro mesi che convivevamo mi fu strappato da un incidente in vespa. Mi ritrovai di nuovo da sola e ad affrontare il trauma che avevo già subito con mio padre...(una settimana di coma .....) Non vi dico lo stato totale di disperazione e abbandono che provai!!! Di nuovo caddi in depressione di nuovo con gli psicofarmaci.... ad un'anno di distanza dalla disgrazia incontrai il mio attuale marito, mi sposai ed ebbi una bellissima bimba. Adesso a distanza di 7 anni posso dirvi che ripercorrendo in questo momento tutte le tappe della mia vita, e tutte le soffrerenze che ho dovuto subire sono convinta che dal panico o dalla depressione si possa uscirne cercando di lavorare su noi stessi e scoprire dentro di noi la vera fonte del problema. Concludo con una frase che ho letto su un libro di Richard Bach " NON ESISTE NULLA CHE SIA UN PROBLEMA SENZA UN DONO PER TE NELLE MANI. TU CERCHI PROBLEMI PERCHE' HAI BISOGNO DEI LORO DONI." Mando un Bacione a tutti e in bocca a lupo. Per contattarmi via E-mail angelwhite@adriacom.it


18. Giugno 2000

Mi ricordo avevo circa 8 anni, cercavo un giocattolo, un arco con frecce, erano riposti su una credenza, prendo la sedia, mi arrampico, e manovrando cerco di arrivare a prendere quel giocattolo, d'improvviso la parte superiore del mobile si muove, vedo che mi viene addosso, e... scendo di corsa dalla sedia ... vi lascio immaginare il disastro. Piatti, bicchieri, tutto rotto. Paura, paura, mi rintano dietro un armadio, mio padre arriva, grida, piange, stà un pomeriggio intero a disperarsi per quei maledettissimi cocci, e io dietro l'armadio, tremante aspettavo che si calmasse. Avevo paura che mi menasse. Solo a tarda sere, convinto da mia mamma dietro solenni promesse, uscii, vidi mio padre ancora disperato per quei cocci, ma per me non una parola. Io nelle sue condizioni, mi sarei lanciato verso mio figlio, l'avrei abbracciato, rassicurato, e gli avrei chiesto se s'era fatto male, lui no, il solo suo lamento di perdita materiale di un bene tipo "piatti" lo faceva star male. E' un episodio che penso spesso e mi ha fatto analizzare tutto il resto del mio io interiore. Ho una cugina, ora sposata con figli, da piccoli giocavamo tantissimo, amavo mia cugina, molto, non potevo averla. Andavamo in colonia, e le suore ci dividevano, maschi da una parte, femmine dall'altra. Tra i due sessi/bambini una rete metallica. Io mi avvicinavo spesso a questa reta, chiamavo Rita Rita, ella si avvicinava, ma non faceva in tempo che le suore mi cacciavano dalla rete e dalla vicinanza di mia cugina. Orrore profondo, stavo commettendo un peccato mortale, a 9 anni volevo giocare con mia cugina e già mi mi mettevano davanti il grande tabù del sesso. E ancor oggi, si nei nostri giorni, questa cosa non si è ancora superata. regressioni assurde e pazzesche di cose tanto belle da raccapricciare la pelle.. Questo tabù me loson portato per anni, in famiglia, la chiesa, i preti, mi hanno fatto vedere il rapporto sessuale come un'orrenda manifestazione animalesca, come se fosse uno dei peccati più gravi che esistano... ma quale peccato, quale? possibile che ancora si vive all'ombra di un buio? Possibile che non si riesca a pensare che l'unione tra un uomo e una donna è la cosa più divina che possa esserci? no, no possible .... Ritornando al bambino e immaginatevi l'atmosfera che regnava in casa, mio padre militare, caserma era in caserma, caserma era in casa. Mi ricordo che se facevo cadere acqua dal bicchiere sulla tavola, erano cinghiate. Oltra lla tensione che regnava imperterrita, metteteci anche i ricatti, non fare questo altrimenti vai all'inferno, altrimenti viene il diavolo azzzz. assurdo molto assurdo. Son vissuto nella eterna paura perchè mi hanno fatto vivere nel timore e nell'insicurezza. Avevo paura di andare a scuola perchè il maestro dava bacchettate sulla mano, avevo paura di parlare perchè.... avevo paura di me stesso. Facevo la quarta elementare, ritornavo a casa mi ricordo che ea di pomeriggio, rientro, e vedo una mia sorella che piangeva, pianto terribile, mio padre che gridava all'altra mia sorella, vedo cinghiate volare, pugni e botte, le mie sorella erano piene di lividi, io ero li, occhi sbranati, pauraaaaaaaaaa non riuscivo a capire cosa stava succedendo, solo dopo anni riuscii a capire cosa era stata la causa scatenante di quelle orrende botte, ehehe cominciate a ridere perchè si diciamo che c'è da ridere. Le mie sorelle, 15 e 18 anni, si erano permesse di fermarsi a parlare con un ragazzo, gli aveva dato un passaggio, e si erano fermate in un bar. Grande peccato, punizione? botte, botte. A 23 anni ho cominciato a soffrire di qualcosa che non riuscivo a capire cos'era, improvvisamente avevo paura, mi faceva paura tutto. Non riuscivo a capire, ma mi prendevano tremendi crisi di... bò non lo sapevo, tali crisi, si ripetevano. Diventavo sempre più triste, chiuso, non riuscivo ad avere un colloquio o un'amicizia per la pauri di...... i puntini metteteli voi. Mi presero a lavorare in banca, ero addetto al centro elettronico, mi piacevo il lavoro, però con gli anni, incominciavano ad aumentare le responsabilità. Avevo cominciato a capire che quelle crisi erano ansie paure, attacchi paurosi di panico. Mentre lavoravo, improvvisamente sentivo il cuore accellerare, mio subito pensiero, oddio ecco l'infarto, gira la testa, mi manca il respiro, dolore, panicoooooo, mi alzo, corro verso il Pronto Soccorso, arrivo, e... valium, gocce. Ritorno al lavoro, e il giorno dopo si ripete, ancora e dopo ancora, dap dap paura orribile di improvvisa morte imminente. Questo mi succedeva durante il giorno, al lavoro, ma non bastava, questi disgraziati attacci incominciavano anche la notte, e ancora corsa irrefrenabile all'ospedale. Gli infermieri mi prendevano in giro, o diciamo che erano stufi che io arrivassi sempre lì, non comprendevano lo stato di paura in cui versavo, con il bicchierino di carda e gocce dentro me ne rimanevo in un angolo a combattere questo tremendo stato. Avevo degli attacchi violentissimi di dap, e sempre avevo paura di quando si fosse ripresentato il prossimo. Il tempo passava, intanto avevo conosciuto uno psichiatra, mi aveva propinato ansiolitici in tale misura da addormentare un toro all'istante. Ero completamente ubriaco di psicofarmaci. e nonostante tutto che ingurgitavo bestie di calmanti, i miei dap erano talmente violenti che puntualmente si presentavano. Una sera mi ricorso, un dap da bomba atomica, un medico preso a compassione, mi fece un'iniezione di Fentanest (se mi ricordo il nome giusto), era praticamente una pre anestesia, manco quella mi fece effetto.. Durante l'anno, i dap avevano un intervallo di riposo, voi mi direte, a meno male, e inceve sopraggiungeva un depressione assurda. E' pazzesco riuscire a capire quali dei due mali sia il peggiore, ora la misura mi dice che, tendo forse per la depressione. Tristezza, angoscia, solitudine. Ho tentato tre suicidi, per tre volte mi hanno ripreso e riportato tra i comuni mortali. Mi prendevo degli intervalli dal lavoro, ma ero al collasso. Una mattina, mi alzai e dissi ai colleghi, "ragazzi, ciao e addio", dimissioni.. Ho rinunciato a un sicuro stipendio, ma non riuscivo a stare più lì. Troppi dap... bastaaaaaaaaaa.... Lasciato il lavoro iniziai psicoterapia individuale e di gruppo, soldi soldi soldi, servita a niente. Psicoterapeuta froidiano, ne ho fatta per 5 anni, servita a niente, concluso niente. I dap si sipetevano le dep si ripetevano, non riuscivo a capire quale fosse la causa scatenante. Ho scoperto Oasi, ho conosciuto alcune persone che ne fanno parte, persone che come me problemi come me anno vissuto questo stato.. Ho iniziato ad avere un interscambio attraverso il pc, riuscivo a parlare ad avere un contatto che prima mi faceva paura. Ora sò quale, o almeno credo di sapere, la causa scatenante, anche se non ne sono sicuro, la paura di.... metteteci le parole sui puntini, potrebbero essere forse paure di risposte? di offese? di litigi?, fate il mucchio, e rivedetemi dalla giuventu, non avendo fiducia in me stesso, ne una propria personalità, dubbi, tutto ciò si pone su una indecisione personale, e questo sono riuscito a capirlo ormai da tempo. Dap da tempo non ce ne sono, perchè mi sono accettato all'idea che esiste anche la morte, la depressione non c'è più, sono riuscito a vincere la paura di parlare con gli altri, di scherzare con gli altri, di chattare con gli altri. E' parecchi ormai che stò bene, proprio per un percorso personale, interagire con gli altri, avere una forma di aiuto/aiuto, e non mi vergogno più ora di niente, cerco di comprendere e capire cosa e come stò vivendo l'io interno in questo momento. Ora parlo con ragazze, e non c'è assolutamente vergogna di niente, siamo persone di carne, uomini e donne sono fatti per l'unione, vergogna non deve assolutamente esserci. Ogniuno di noi deve prendersi il proprio spazio libero personale, e volersi bene. Ridere e scherzare e nei momenti bui, chiamare un amico e chiedere aiuto. In Oasi ho trovato ciò, è un aiuto che non avevo, ma è tangibile.. Ragazzi ho scritto male scusatemi, fate il riassunto se non vi và di leggere tutto, eheheh, e io ci sono sono quì con voi, continuerò la mia ricerca, sensa sosta. Se volete scrivermi anche in privato fatelo pure mich@aconet.it oppure kasperino@inwind.it mi farete veramente piacere, sarà come aggiungere un amico/a in quel bagaglio di bene che è noi. L'uomo ha bisogno di vivere in società, non reprimetevi, vivete bene l'oggi. Una frase di una porno star mi viene alla mente, "vivi oggi come se dovessi morire domani, pensa come se non dovessi morire mai", abbracciamoci... E scrivetemi........


7.7.2000

Sono un persona di 38 anni e oggi ho preso il coraggio di raccontarvi la mia storia. Debbo andare indietro fino alla preistoria per raccontarvi la mia vita. Sono nato in una piccola cittadina della marche (Fabriano) dove ho vissuto fino all'età di 24 anni, dopo per lavoro ho girato mezza italia. Il problema sta proprio in questo ho vissuto con i miei genitori troppo a lungo, in quanto mia madre pur essendo una persona affettuosa aveva un attenzione su di me da togliere il respiro, la mia vita fino a 18 anni è stata costellata da frasi come attento non fare questo, non fare quello, poi la gente dice questo o quello, io ho immagginato sempre mia mamma come un martello pneumatico il cui rumore non puoi evitare di sentire o come una goccia d'acqua che gocciolando perennemente, nel tempo, riesce a bucare una pietra. Sono cresciuto quindi in un ambiente che non mi trasmetteva fiducia in me,mio padre anche lui era succube di questa situazione pesante. 16 anni primo trauma Quando avevo 16 anni ero nonostante tutto una persona felice con qualche tratto di infelicità, in quel periodo frequentavo il gruppo del quartiere( circa 20 persone), in questo gruppo c'era anche una ragazza (Rosella) una moretta dalle forme abbondanti, che mi faceva il filo, io amavo un altra ragazza e non prestavo molto attenzione a Rosella. Rosella piaceva tuttavia anche ad un altro ragazzo del gruppo, che avrebbe fatto carte false per mettersi insieme a lei, quindi la mia non attenzione verso Rosella era vista da questo ragazzo come prova della mia omosessualità. Tutto questo ha portato a degli atteggiamenti di denigrazione nei miei confronti, che mi hanno condizionato la vita da adolescente. Ricordo che dei miei amici!!!!!!!!!!!!!! che frequentavano il gruppo e che venivano nello stesso istituto dove studiavo, avevano detto ai miei compagni di scuola che io ero omosessuale, in quanto mi rifiutavo di andare con Rosella. Da quel momento,la mia vita scolastica è stata piena di denigrazioni, di prese in giro ed io non avendo la forza di controbattere, di scardinare quelle che ritenevo infamanti calunnie, mi sono rintanato in casa dentro la mia stanzetta a rimuginare solo, con i miei pensieri, certo di aver perso tutti gli amici e senza neanche una piccola speranza di poter recuperare quella che ritenevo una situazione intollerabile. Passato questo periodo, ho deciso di andare all'universita, finalmente ero lontano da casa, finalmente da solo con nuova gente da conoscere, il mio entusiasmo era davvero grande. Tuttavia c'era in agguato ancora una situazione spiacevole. 20 anni secondo trauma Alcuni presunti amici Universitari originari di Fabriano, mi avevano invitato a giocare a carte con loro, mi ricordo che eravamo in 5, chi perdeva doveva fare una penitenza, che consisteva nello spogliarsi nudi davanti a tutti gli altri. Quando è arrivato il mio turno, mi sono spogliato, nel frattempo, un presunto amico mi ha trascinato nella camera vicina dove ha finto di sodomizzarmi. Quando sono uscito ho visto le faccie delle altre persone strane, come se fosse accaduto qualcosa di molto spiacevole per me e per loro che erano presenti, ma non era accaduto niente, era solo uno scherzo, brutto, ma uno scherzo. Una persona di una cattiveria inaudita, nonostante che era chiaro, evidente, che si trattava di uno scherzo, ha raccontato questa storia è a molte persone di Fabriano, la voce si è sparsa con una velocità inaudita, ed io mi sono ritrovato con l'etichetta da omosessuale addosso senza esserlo. A seguito di questo, un giono mi sono presentato a giocare a calcio al solito campo con i soliti amici, appena sono arrivato uno di loro mi ha urlato" ti piace il c." brutto frocio(gay) che non sei altro, vattene,NON TI VOGLIAMO CON NOI, io preso dal panico me ne sono andato, non ho avuto la freddezza il coraggio di affrontare la situazione di dire che quello che si diceva su di me erano solo dicerie, non cose reali. Da quel giorno sono caduto nello sconforto ed è come se una barriera si fosse frapposta trà me e l'ambiente esterno, mi sentivo con la testa ovattata, confuso, impaurito, timoroso degli altri e dei loro giudizi. Un giorno camminando nel corso centrale della mia città mi sono reso conto di barcollare, mi sembrava di essere ubriaco, avevo paura che questa storia finisse alle orecchie dei miei genitori, allora mi sarei sentito proprio un verme. Nonostante tutto la mia carriera universitaria proseguiva celermente e brillantemente, fino a laurearmi con lode, mi ero detto ora studia, poi affronterai il problema. QUESTO E' STATO UN GRAVISSIMO ERRORE perchè solo poi mi sono reso conto che i problemi le situazioni difficili vanno affrontate nel momento in cui si presentano non dopo, MAI DOPO. Finita l'Università, ho preso coraggio ed ho iniziato a sottopormi ad alcune psicoterapie, tuttavia non vedevo i risultati, mi sentivo frustrato e inguaribile, credevo di essere pazzo anche se apparentemente la mia vita era pressochè normale. Quando avevo circa 30 anni ho iniziato ad accusare i primi grandi disagi, la mia ansia cresceva sopratutto quando avevo a che fare con persone conosciute da poco, che problema!!!!!!!!!!!! Quindi circa a 30 anni ho iniziato a prendere degli ansiolitici, prima lo xanax, poi l'EN, certo i farmaci funzionavano ma i miei problemi restavano, pertanto poco dopo ho iniziato a sottopormi a psicoterapia, prima di gruppo, poi sono andato da un psicanalista, poi da un altro e così via, fino ad oggi. DIMENTICAVO Nel 1993 un maledetto 6 luglio ho perso mia mamma, si la rompiscatole, il martello pneumatico, allora, purtroppo solo allora mi sono reso conto di quanto le volessi bene, di quanto le ero vicino, anche se quando ancora era viva non le ho mai detto di volerle bene e poche volte le avevo mostrato il mio affetto. MATRIMONIO NELLO STESSO ANNO IN DICEMBRE, mi sono spostato con Luisa, una ragazzo che frequentavo da tempo, ma anche il mio matrimonio andava contro i miei desideri, non volevo sposarmi, non ne ero convinto, non ero innamorato di Luisa, ma come mi era accaduto in precedenza non ho ascoltato quella vocina interiore che mi diceva NON SPOSARTI, NON LA AMI. Ora ho avuto da Luisa 2 fantastici bambini, Matteo di 4 annni, e Chiara di 5 mesi, la mia vita prosegue ma non sono felice, anzi sono infelice. Tuttavia da qualche tempo sono in terapia presso una bravissima psicterapeuta comportamentale, mi trovo bene e comincio ad apprezzare i primi piccolissimi miglioramenti, spero di farcela, questa volta ci credo davvero. Maurizio


22.7.2000

Ciao, mi chiamo Lina, per dire il vero il mio nome completo è Carmela ho 37 anni e da 18 soffro di DAP. Vi voglio raccontare la mia storia. Io a 16 anni abitavo a Napoli e mi trovavo bene purtroppo ci siamo dovuti trasferire perchè mio padre aveva una figlia che abitava al nord. La nuova città mi piaceva molto, nuovo modo di pensare e questo era il mio desiderio. Il marito di mia sorella cercava di farmi da padre, ed io mi fidavodi lui, pensavo fosse sincero però la mia sensazione interiore mi diceva di stare in guardia. Non mi sbagliavo, sucesse un fatto che cambiò la mia vita. Un giorno d'estate mi trovavo sola a casami suonarono alla porta, in quel momento non sapevo cosa stava per accadere quindi come sempre aprii la porta.... nel vedere mio cognato il mio primo pensiero fu che fosse sucesso qualcosa di brutto ai miei genitori, ma invece percepii qualcosa nel suo sguardo che mi fece capire che non era quello il motivo per cui era venuto. La paura s'impadronì di me, cercai di chiudergli la porta, ma lui mise il piede tra la porta ed io essendo senza forze non riuscii a bloccarlo entrò di prepotenza, mi mise una mano slla bocca per evitare di farmi gridare, cercai di graffiarlo e mi divincolai inutilmente, di peso mi portò nella camera da letto dei miei genitori incominciò a strapparmi i vestiti che avevo. Le sue mani circondavano il mio corpo, io mi sentivo indifesa angosciata si faceva sempre più forte pensai perchè mi fà questo? S'impadronì del mio corpo lui provava piacere io solo schifo...... cercavo di graffiarlo e di respingerlo ma non ce la feci. Le mie emozioni sono state tragiche e catastrofiche infatti ancor oggi raccontadolo le rivivo. Dopo circa 6 anni dal fatto avevo cercato di reagire tuffandomi a capofitto nel lavoro. Ma in un giorno di Aprile mentre appunto mi trovavo sul posto di lavoro provai una sensazione di calore che partiva dai piedi ed arrivava fino alla testa mi sentivo svenire cercai un aiuto medico nei presenti nella sala si fece avanti una donna era una dottoressa le spiegai i sintomi ma fece una diagnosi sbagliata. Solo tempo dopo, un cardiologo mi disse che poteva essere ansia, così iniziai ad andare dal neurologo e da quì psicofarmaci. Nel frattempo incontrai l'uomo che poi sarebbe diventato mio marito, al quale non raccontai nulla di quello che mi era accaduto fino a quando costretta dal mio medico di fiducia dopo alcune sedute ed insistenze da parte del medico dovetti cedere e raccontare tutto davanti a mio marito. La mia paura più grande era che mi avrebbe lasciata, per mia fortuna non è stato così anzi mi ha amato ancora di più. Premetto che sono felicemente sposata e ho due bambini meravigliosi che sono la mia vita. Il mio sbaglio è stato tenere tutta questa sofferenza dentro solo per me, un consiglio che vi posso dare cercate di non fare il mio stesso errore, il parlare con persone che vi possono capire vi aiuta molto. Se vi siete trovate/i anche voi nella mia stessa situazione e volete raccontarmela scrivetemi e vi risponderò. Purtroppo non avendo la possibilità di avere un indirizzo e-mail vi lascio quello di una mia amica azzurra@adriacom.it .