Una nota a parte merita la Clozapina.
All'inizio degli anni '60 la clozapina fu introdotta per il trattamento dei pazienti cosiddetti "schizofrenici" che risultassero "resistenti" a trattamenti con altri neurolettici (ovvero rispetto ai quali non vi è alcun "miglioramento" dopo l'uso di almeno due neurolettici per un periodo di tempo sufficientemente lungo). La clozapina è un "antipsicotico" che ha il vantaggio, rispetto agli antipsicotici tradizionali, di avere ridotti effetti collaterali extrapiramidali (che si verificano in 60 pazienti su 100 assuntori di antipsicotici tradizionali), ma chi fa uso di clozapina può incorrere nel rischio di agranulocitosi, vale a dire nella riduzione drammatica di un tipo particolare di globuli bianchi. Nel 1975 in Finlandia, si verificò questo fenomeno in ben 16 casi di cui 8 furono fatali. Dopo questi 16 casi il commercio della clozapina fu ristretto e furono bloccate le procedure di registrazione laddove non era ancora in vendita. Viene reintrodotta oggi, come "nuovo farmaco" (e si noti che per nessun'altra categoria di farmaci la vendita prosegue nel caso di decesso provocato da dosaggio terapeutico) dopo che nel 1984 la Food and Drugs Administration, sollecitata dai più importanti psichiatri americani, invitò la ditta produttrice ad intraprendere le pratiche di registrazione per la clozapina per i "pazienti resistenti", dopo aver definito un sistema di controllo per ridurre al minimo il rischio di agranulocitosi. Il meccanismo preciso di azione della clozapina è in realtà sconosciuto, così come èsconosciuto il meccanismo per il quale la clozapina provoca l'agranulocitosi. Il trattamento con clozapina richiede dunque un attento monitoraggio ematologico per non incorrere in questo gravissimo effetto collaterale. Come la maggior parte parte degli effetti collaterali indotti da questo farmaco, anche l'agranulocitosi, se si verifica, si può osservare nelle fasi iniziali del trattamento; nelle prime 18 settimane è bene sottoporsi ad un controllo settimanale del sangue per rilevare il livello dei globuli bianchi (la pericolosità dell'agranulocitosi e i decessi dovuti ad essa sono determinati dal fatto che nelle prime fasi della malattia non vi sono segni visibili, ma solo segni riscontrabili attraverso esami del sangue), mentre dopo le prime 18 settimane il rischio di agranulocitosi è tale e quale a quello degli altri neurolettici: ci si può sottoporre ad un controllo mensile del sangue. In Italia, la commissione unica del farmaco, visto l'andamento dei primi mesi di vendita e i gravi effetti indesiderati segnalati (7 casi di agranulocitosi con un decesso), ha ritenuto opportuno riservare la prescrizione della clozapina esclusivamente ai centri ospedalieri specializzati e ai dipartimenti di salute mentale. L'uso della clozapina sarà monitorato, per tutto il tempo della sua diffusione, dal SERVIZIO ICLOS (=Italian Clozapine System). Tale servizio è fornito gratuitamente dalla ditta produttrice agli specialisti neuropsichiatri autorizzati a usare questo farmaco e consiste fondamentalmente in una banca dati sull'impiego del farmaco ove sono registrate eventuali gravi intolleranze al farmaco delle persone che lo hanno utilizzato. Il medico che volesse prescrivere la clozapina (Leponex) ad un suo paziente può così evitare di riesporre il malcapitato al farmaco.
La clozapina induce scarsi effetti extrapiramidali e di discinesia tardiva e, sempre rispetto agli altri neurolettici, provoca un rischio minore di innalzamento dei livelli di prolattinemia che è un ormone la cui sovrapproduzione nella donna può causare sterilità, scomparsa del ciclo mestruale, e produzione spontanea di latte in un periodo diverso dalla gravidanza o dall'allattamento, nell'uomo può causare impotenza, ingrossamento di una o entrambe le mammelle e in entrambi i sessi può causare cefalee e diabete insipido (= rara condizione caratterizzata da enormi quantità di urina diluita e da sete molto intensa e può causare una perdita graduale della parte esterna del campo visivo). ATTENZIONE:Alla clozapina non vanno assolutamente associati alcuni farmaci che combinati
con essa possono portare alla agranulocitosi: cotrimoxolo, cloramfenicolo, sulfamidici,
analgesici, pirazolici, penicillamina, carbomazepina, ticlopiolina ed agenti
antineoplastici. |