Paura di arrossire

Anna è una studentessa ventiduenne che da tre anni si è trasferita dal suo paese d'origine a Roma per frequentare l'università.
All'improvviso le si riacutizza un vecchio disturbo: quando deve parlare con estranei, chiedere qualcosa ad un professore o semplicemente discutere con i colleghi, si sente diventare rossa sino alla radice dei capelli.
Questa consapevolezza la fa andare in "tilt", comincia a balbettare, il cuore galoppa. Finisce così, per chiudersi in se stessa ed evitare ogni occasione d'incontro.

"Arrossire è una reazione neorovegetativa - quindi spontanea o incontrollabile - che può esprimere imbarazzo o piacere. Cercare di reprimerla non fa che aumentare il rossore". Lo psicologo a cui Anna si rivolge esordisce così. Per sdrammatizzare un pò la situazione fa presente alla ragazza che la tendenza ad arrossire di solito è ritenuta segno di sensibilità, vitalità, ricchezza emotiva.
È chiaro, però, che questa consapevolezza non basta ad eliminare il problema. Le cose, infatti, non sono così semplici.

La paura di arrossire che emerge a distanza di parecchi anni, esprime, nel caso di Anna, il riaffiorare di antichi timori e conflitti infantili. Ci sono momenti nella vita in cui ciascuno di noi deve fare i conti con paure - mai sopite - dell'infanzia e dell'adolescenza. Questo succede, di solito, quando ci troviamo a dover far fronte a circostanze nuove, che ci spaventano, per cui notiamo di reagire come se fossimo tornati bambini.
È quello che accade ad Anna.

La psicoterapia dell'eritrofobia (termine tecnico con cui si indica la "paura di arrossire") dovrà dare risposta alla domanda fondamentale: che cosa esprime il rossore per la persona che ne soffre?
Così, su questa scia, il terapeuta pone ad Anna una serie di interrogativi: "... che caratteristiche deve avere il tuo interlocutore perchè tu arrossisca ? Che sentimenti provi verso gli altri (timore del loro giudizio, rabbia, ecc.) ?
Le circostanze in cui arrossisci sono le stesse della tua infanzia o qualcosa è cambiato ? "

Il secondo passo nella psicoterapia di Anna consiste nel mettere a punto una strategia anti-isolamento.
È importante perchè, una volta stabilito un forte legame di amicizia con una o più persone fidate (in grado di offrire appoggio e comprensione), Anna potrà sfidare la sua "eritrofobia". Se, ad esempio, si accorge di arrossire mentre sta parlando con un'amica, potrà evitare di reprimersi e di interrompere il contatto con lei.
In questo modo, sperimenterà che esiste un limite oltre il quale la paura di non essere accettati cede il passo alla vitalità e al calore umano.