Un figlio Down: che fare ?
Antonio e Marta sono una
coppia non più giovane che tre anni fa hanno avuto Marco, un bambino Down.
Mentre Antonio, con qualche difficoltà, ha accettato la realtà con amore e
lucidità, Marta è passata dal rifiuto dell'handicap del figlio ad una forma di
attaccamento ossessivo, sino a lasciare il lavoro e trascorrere ogni minuto del
suo tempo con Marco. Il neuropsichiatra ha invitato la coppia a non soffocare
Marco di premure che limitano il suo sviluppo. Antonio è d'accordo, ma si
scontra con l'atteggiamento ansioso e diffidente della moglie, la quale è
convinta che tutti guardino il figlio con aria di scherno o di compassione.
Per ogni coppia, attendere un figlio
significa proiettare su di lui desideri, speranze, sogni per il futuro. Il
bambino che nasce disabile o malato, mette in crisi il progetto di vita, deturpa
l'immagine di sé - bella e sana - che i genitori avevano costruito e infligge
un fortissimo colpo all'autostima dei due.
Le reazioni alla nascita di un figlio disabile variano a seconda della
situazione e della personalità dei genitori. La più drammatica è il rifiuto
del bambino, che arriva fino all'abbandono del piccolo subito dopo la nascita.
Ci può essere anche un abbandono emotivo: i genitori tengono il bambino e provvedono ai suoi bisogni materiali, evitando però qualsiasi coinvolgimento affettivo. Un'altra possibile reazione è il rifiuto di ammettere l'handicap, che si traduce in richieste eccessive nei confronti del piccolo e in atteggiamenti aggressivi verso il mondo esterno, per la sensazione di essere perseguitati dalla "pietà" altrui.
Molti genitori dei bambini Down o con
altro tipo di handicap psichico, si comportano come la mamma di Marco: adottano
un atteggiamento iper-protettivo per "compensare: il figlio di ciò che ha
perduto ma, allo stesso tempo, non riescono a vedere la sua parte sana e
lasciano cadere ogni possibilità di miglioramento.
Spesso questo è dovuto alla conseguenza di essere indispensabili al figlio, e
alla paura per ciò che avverrà in futuro, quando loro non potranno più
essergli accanto.
Un valido aiuto psicoterapeutico ai genitori che, come Marta, oscillano tra negazione del problema ed eccesso di attaccamento, dovrebbe portare su un obiettivo specifico: dire addio "al bambino ideale" che hanno perduto. Soltanto dopo aver elaborato questa forma di lutto potranno affrontare un rapporto autentico, con il figlio reale, con i suoi limiti e le sue indubbie qualità da sostenere e incentivare. I bambini Down, tra l'altro, se stimolati correttamente dalla famiglia e dall'ambiente, riescono a raggiungere buoni livelli di autonomia e di integrazione sociale.