Il caso clinico: La simbiosi
Simona, 20 anni, ha un piccolo segreto; studia pianoforte da bambina, ma non ne parla agli amici per paura di essere giudicata "snob". Tutto va bene sino a quando supera gli esami di diploma. È una gioia immensa soprattutto per sua madre (che sognava di diventare una pianista, ma le fu impedito dai genitori), e già progetta di intraprendere la carriera di concertista. Poi, all'improvviso, un forte dolore al braccio destro e uno strano gonfiore: da allora non riesce più a suonare. Va da diversi specialisti, si sottopone a ogni tipo di analisi senza alcun esito. Intanto il rapporto con la madre si deteriora: litigano sempre e Simona si sente sola......
Lo psicologo a cui Simona è indirizzata
dai medici, i quali escludono una patologia fisica, non sa come rispondere alla
domanda che la ragazza gli pone di continuo: "Com'è possibile che sia io
stessa a provocarmi questa sofferenza?".
In effetti, è difficile accettare l'origine emotiva di un problema fisico ma,
alla base del disagio patito da Simona, c'è chiaramente un conflitto tra due
motivazioni molto forti; una è il desiderio di suonare, l'altra è la
ribellione a un ruolo non voluto ma subito (diventare pianista per compiacere la
madre).
Quando si è in forte simbiosi con
qualcuno, si perdono i confini tra "mio" e " tuo", si fa
confusione fra i propri bisogni e quelli che amiamo.
Simona ha scelto di studiare pianoforte perché il viscerale legame con la madre
(concertista mancata) l'ha indotta ad appagare il desiderio materno frustrato.
Questo forte rapporto di identificazione è anche all'origine della sua
decisione di non dire nulla agli amici: oggetto del segreto non è la sua
passione per la musica, ma l'identificazione con la madre, rafforzata da questo
patto di segretezza.
Simona, giunta al culmine dei suoi studi
musicali (e alla ricerca della propria psicologia), si rende conto di aver
coltivato una passione non sua, nel tentativo di consolare la madre e di
"risarcirla" per la sofferenza subita con la forzata rinuncia al
pianoforte.
Per non perseverare nell'errore, ecco che il suo organismo risolve creativamente
il conflitto con la fuga nel sintomo psicosomatico: il dolore al braccio
bloccato le consente, anche se in modo mascherato ed inconscio, di ribellarsi a
un cliché impostole dall'esterno.
La psicoterapia di Simona consiste
nell'aiutare la ragazza a prendere consapevolezza del suo falso Sé (continuare
a recitare la parte della figlia modello, pronta ad appagare i desideri della
madre) e del significato del suo disturbo.
Tornerà a suonare il piano se scoprirà che le piace davvero, ma lo farà come
scelta autentica, soltanto dopo aver fatto chiarezza dentro di sé ed avere
deciso di riappropriarsi della sua vita, non per mantenere l'immagine amata e
voluta dai suoi familiari.