Il caso clinico: Nessuna parola per le emozioni
Roberta è una donna di 45 anni, single benestante, è invidiata da tutti perché non ha rimpianti né particolari problemi se non quelli di godersi la vita. Col passare del tempo, però, sente un vuoto enorme fatto di noia e di senso di inutilità. Allo psicologo cui decide di rivolgersi spiega di non provare nessun tipo di emozione, né gradevole né sgradevole, per niente e nessuno. Se non soffrisse di ricorrenti emicranie, potrebbe dichiarare di non sentire nemmeno dolore fisico. Che cosa le sta succedendo ?
Secondo l'opinione comune, la noia è un "non sentimento", una momentanea assenza di stimoli. In realtà, come nel caso di Roberta, la noia può diventare un autentico problema psicologico quando si cronicizza. L'incapacità di provare emozioni è definita dagli specialisti "alexitimia", che letteralmente significa "nessuna parola per le emozioni": la persona non è in grado di esprimere ciò che prova, o addirittura non manifesta nessuna risonanza emotiva per qualsiasi evento che la riguarda.
L'alexitimia è un atteggiamento interiore che nasce, di solito, nella famiglia di origine. Spesso è presente in uno o in entrambi i genitori, incapaci di esternare i sentimenti. Il loro messaggio ai figli è che prendere contatto con il proprio mondo emotivo è sbagliato, inutile, "pericoloso". È dunque il frutto di un meccanismo di difesa esasperato: io non "sento" niente per non soffrire; mi desensibilizzo per non provare il dolore (di essere rifiutato, o di sentirmi in colpa, ecc.). Il disagio si esprime allora attraverso il corpo. Ecco il perché dei frequenti mal di testa di Roberta.
Il fatto che Roberta chieda aiuto, e quindi si accorga della sua difficoltà psicologica e trovi le parole per esprimerla, è già un buon segno. Preoccuparsi per la propria noia indica un inizio di consapevolezza e una possibile volontà di cambiamento. Per questo, la prima domanda che lo psicologo le pone è: non ha mai provato sentimenti, o questa "anestesia" affettiva è comparsa ad un certo punto della sua vita ? In questa seconda ipotesi: quando ? Da che cosa Roberta si sta difendendo ? Quali delusioni, amarezze, frustrazioni sta nascondendo a se stessa ?
Il percorso terapeutico a volte arriva a un punto in cui la persona è costretta a contemplare la parte più infelice della propria vita; nel caso di Roberta il vuoto che è espressione della mancanza di rapporti affettivi significativi. Proprio per non cadere nella depressione, lei riveste la sua angoscia di indifferenza. Una modalità efficace, allora, è quella di comportarsi "come se" provasse emozioni. Secondo una vecchia teoria psicologica, simulare le espressioni collegate a un sentimento può davvero farlo nascere. Roberta può cosi riprendere contatto con i propri sentimenti.