Quando la coppia è in prigione
Paola è una donna di 43 anni, appena
uscita da un matrimonio rilevatosi fallimentare, innamorata del marito, lo aveva
sposato giovanissima e già a 20 anni era madre di due gemelle, ma l'amore si è
presto disciolto: lui si è rilevato un'irresponsabile, dedito al gioco,
dongiovanni incallito.
Paola si sacrifica per le figlie e solo dopo 23 anni di tremenda convivenza
decide di lasciare il marito. Poco dopo la separazione, cominciano i sintomi di
claustrofobia: Paola non riesce a stare nei luoghi chiusi, in ascensore si sente
soffocare, in bagno evita di chiudere la porta. Allarmata si rivolge a uno
psicologo.
La claustrofobia (paura dei luoghi
chiusi) è una delle nevrosi più diffuse.
il sintomo preponderante è la "fame d'aria", che si accompagna a
un'ansia assai elevata e al tentativo di fuggire, di liberarsi dalla
"strettoia" in cui si sente cacciati: la cabina dell'ascensore,
l'autobus affollato o una stanza chiusa a chiave.
L'effetto che tale fobia ha sul suo comportamento è quello di costringere la
persona ad evitare situazioni in cui si può scatenare la crisi.
La claustrofobia di Paola insorge in un
momento particolare della sua vita: subito dopo la separazione dal marito.
Sarebbe stato più logico aspettarselo prima, durante il lungo menage vissuto
accanto a un uomo, cinico, inconsistente, che non l'amava.
Invece l'inconscio, che segue percorsi solo apparentemente razionali, lancia
l'allarme quando ormai tutto dovrebbe mettersi per il meglio.
Perché ?
Paola è stata capace di vivere lunghi
anni di sofferenza con l'illusione di poter gestire la situazione al meglio. Il
suo già precario equilibrio accusa il colpo dopo la decisione di proteggere se
stessa.
Una decisione per lei molto dura, per la quale ha provato (e prova) fortissimi
sensi di colpa.
Si era chiesta con angoscia: "è la cosa giusta? Come mi giudicheranno le
mie figlie?". Probabilmente avrebbe ancora una volta rinunciato e scelto di
rassegnarsi, se l'ennesima lite non avesse spinto le sue figlie a chiederle di
portarle via e di rifarsi una vita.
I colloqui psicologici rivelano come
Paola si fosse sempre sentita "soffocare" all'interno di un rapporto a
due negativo e frustrante. La mancanza d'aria dei sui attuali sintomi rispecchia
il senso di vuoto da lei vissuto durante il matrimonio. "Devo assolutamente
mantenere unita la famiglia" si ripeteva allora, con timore che la
separazione potesse arrecare danni economici e psichici alle sue ragazze.
Una volta calata la tensione, la claustrofobia rappresenta il "colpo di
grazia" del suo atteggiamento masochistico. La terapia verterà sulla
costruzione del senso di dignità e di autogratificazione da lei mai provato
prima.