IL CASO CLINICO: Tre corpi e un'anima 

Davide ha 10 anni, è figlio unico, è intelligente, socievole e allegro. Frequenta la quinta elementare, con ottimi risultati. Da alcuni mesi, però, manifesta un disagio emotivo che lo 
condiziona anche nel rendimento scolastico: non riesce a staccarsi dai genitori. Non frequenta più i suoi amici, non va più a giocare a calcio, anche andare a scuola è diventato drammatico.
Nel pomeriggio se ne sta sempre con mamma e papà. Per poter lavorare (gestiscono un negozio), i suoi genitori devono fare a turno: uno va,l'altro sta con Davide. Una situazione difficilmente sostenibile. 

I genitori di Davide si rivolgono a uno psicologo. Anche lì il bambino non riesce a parlare da solo con lo specialista senza provare un'ansia insostenibile. Così, è necessario procedere con una terapia familiare e questa sembra rivelarsi la soluzione ottimale (oltre che l'unica strada percorribile). Dal primo colloquio con tutti e tre, lo psicologo nota che i genitori di Davide sembrano condividere col figlio l'ansia da separazione. La madre dice, per esprimere come i turbamenti di uno di loro influenzino gli altri due: "è come fossimo una sola persona". 

L'ansia nella famiglia di Davide è uno stato d'animo assai frequente e molto intenso. 
Il padre è stato in terpaia psicologica per molto tempo, la madre assume psicofarmaci, la tensione è palpabile nel loro atteggiamento anche quando se ne stanno in silenzio. 
Lo psicologo cerca di capire qual è l'origine di tanta paura, ma trova nel gruppo familiare forti resistenze ad aprirsi. 
Egli rispetta questa riluttanza e dedica i primi incontri a stabilire un contatto emotivo con la famiglia. 

La verità viene a galla dopo alcune sedute iniziali: la famiglia di Davide è rimasta scossa da quando, alcuni mesi prima, la madre del bambino era stata sottoposta a visita specialistica e le era stata diagnosticata una malattia molto grave. 

A questa drammatica notizia, la famiglia aveva reagito con disperazione e angoscia e, naturalmente, Davide aveva intuito tutto, grazie alla percezione particolarmente acuta tipica dei componenti delle famiglie simbiotiche (come la sua). 

La reazione di Davide alla notizia della malattia della madre è stata inconsciamente determinata e sostenuta dai suoi genitori, poichè rispecchia la loro paura di sofferenza e di disgregazione del nucleo. 
E' come se il bambino desse voce al malessere e all'angoscia degli adulti. 
Poter verbalizzare questi timori in terapia è stato importante. 
Così come è stato importante che la stessa madre rassicurasse il figlio: la sua malattia è grave ma curabile e lei lotterà con tutte le sue forze per guarire. Per Davide queste parole hanno rappresentato la fine di un incubo.