IL CASO CLINICO:
Un segreto che pesa
Giorgio è figlio unico, amato e coccolato dai suoi genitori.
Ha la prospettiva di un brillante avvenire (dato che la sua famiglia è più che
benestante), frequenta istituti scolastici esclusivi non gli manca nulla. All'età
di 8 anni si manifesta in lui un malessere indefinibile. Ha bruschi cali di
umore, seguiti da vere e proprie crisi emotive con esplosioni di aggressività
e di agitazione irrefrenabile. I pediatri non individuano una patologia organica:
i disturbi di Giorgio sembrano inspiegabili. Per avere una diagnosi precisa,
consigliano ai genitori di rivolgersi a un istituto di neuropsichiatria infantile.
Il caso di Giorgio viene sottovalutato dai suoi familiari, che sembrano non volersi rendere conto della gravità della situazione, ed evitano di ricorrere alle cure dei sanitari. Col passare del tempo i disturbi comportamentali di Giorgio, ormai divenuto adolescente, si accentuano: gli impediscono di stringere e mantenere amicizie, e rendono difficoltosa anche la frequenza scolastica. Il ragazzo continua a manifestare, senza alcun motivo apparente, un alto livello di aggressività nei confronti dei genitori, che a volte sono costretti a somministrargli forzatamente dei sedativi per proteggerlo e per proteggersi dalla sua rabbia.
Finalmente, i genitori di Giorgio decidono di chiedere aiuto a un centro di psicologia dell'infanzia. Come vuole la prassi, prima di procedere al colloquio con il ragazzo gli specialisti raccolgono l'anamnesi e ricostruiscono, grazie alle informazioni dei genitori, la sua storia personale. Lo psicologo si accorge subito che qualcosa non va: la madre non ricorda bene i particolari relativi alla nascita di Giorgio, il padre è imbarazzato, entrambi hanno un atteggiamento frettoloso e ambiguo. Lo psicologo delicatamente insiste sulla necessità che ogni notizia utile debba essere riferita. Così la coppia confessa di avere adottato il bambino.
Il senso di riluttanza e di vergogna con cui i genitori rivelano allo psicologo che Giorgio è un figlio adottivo rende chiara l'origine della sua sofferenza. Preoccupati di turbare il suo equilibrio emotivo, e timorosi di suscitare la sua curiosità nei confronti della madre naturale, il papà e la mamma di Giorgio avevano deciso di nascondergli la verità. Più volte, però, avevano avuto la sensazione che il bambino avesse intuito qualcosa, e questo aveva suscitato in loro un'ansia ancora maggiore, e di conseguenza un accentuarsi dell'atteggiamento di iper-protezione e di mistero.
I test psicologici e i colloqui tra lo psicologo e Giorgio confermano che le turbe comportamentali del bambino hanno origine dal segreto familiare relativo all'adozione. Giorgio, anche se inconsciamente, ha sviluppato la percezione di un inganno ai suoi danni da parte dei genitori: la sua sofferenza e la sua rabbia nei loro confronti esprimono questa sensazione di essere "imbrogliato" proprio da chi ama di più al mondo. Grazie a una psicoterapia familiare, i genitori trovano finalmente il coraggio e il modo di svelare il loro segreto al figlio. Accettare la verità non è facile, ma il lavoro terapeutico riparerà i danni provocati dalla menzogna.