QUANDO IL BEBE' RIFIUTA IL CIBO

Non è un fenomeno raro: subito dopo lo svezzamento, càpita che il bambino manifesti difficoltà ad accettare gli alimenti a base di minestrine, omogeneizzati, ecc.

Sputa, impedisce alla madre di imboccarlo, rovescia il piatto, piange.

A volte, vomita il cibo che la mamma, faticosamente, è riuscita a fargli ingoiare.
Il rifiuto del cibo a questa età precoce può essere giustificato dal brusco cambiamento delle abitudini alimentari.

Lo svezzamento rappresenta sempre un passaggio difficile, anche dal punto di vista psicologico. Anche perchè il cibo - e la modalità con cui viene proposto al bambino - costituisce non solo il nutrimento fisico ma anche il "prolungamento" del corpo della madre, con tutte le sensazioni e le emozioni che questo comporta.
Il rifiuto del cibo, quando è persistente e non sembra determinato da problemi organici, va inquadrato all'interno del rapporto con la figura materna.

Soprattutto quando è possibile notare che il bambino fa i "capricci" solo quando è la madre a dargli da mangiare, mentre sembra essere più sereno quando i pasti gli vengono somministrati da altre persone a lui familiari.
Questa forma di "anoressia secondaria" del bimbo scaturisce, di solito, da un atteggiamento rigido e autoritario della madre, che non si rende conto di forzare eccessivamente il bambino al momento della pappa.

Un atteggiamento che, a sua volta, nasce da una forma di ansia (la paura che il piccolo non cresca sufficientemente sano).
La paura materna che il bambino si nutra male e diventi gracile si converte in un circolo vizioso pericoloso: il piccolo percepisce l'ansia, non tollera di essere forzato, rifiuta il cibo e, paradossalmente, con la sua reazione conferma le paure della madre.

Il rimedio?

La mamma deve ritrovare equilibrio emotivo e consapevolezza, imparando a rispettare i tempi e le difficoltà del bambino.